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Il pignoramento della pensione: vincoli e limiti

pensioni e debiti

pensioni e debitiCosa succede se una persona ha un debito non estinto nei termini e nei modi di legge? Come può agire il creditore? In questi casi, il creditore può richiedere all’Autorità Giudiziaria di emettere un’ordinanza che gli assegni eventuali crediti vantati dal debitore verso soggetti terzi, il cosiddetto pignoramento presso terzi.

Tale ordinanza permette al creditore di procedere anche con il pignoramento della pensione del debitore, che rappresenta un credito vantato dal debitore verso un terzo (ente previdenziale).
La somma che il creditore ha diritto di vedersi assegnata dal giudice corrisponde all’ammontare totale del proprio credito; tuttavia la pensione mensile è pignorabile nei limiti di 1/5, al netto delle ritenute di legge e/o delle precedenti cessioni volontarie, nonché della cosiddetta “esigenza minima vitale”.

La sentenza n°506/2002 Corte Costituzionale, infatti, consente la pignorabilità della pensione nella misura del quinto, da determinarsi sulla parte del trattamento in quanto eccedente le esigenze minime di vita del pensionato. Secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, spetta al legislatore individuare in concreto l’ammontare della parte di pensione idonea ad assicurare “mezzi adeguati alle esigenze di vita” del pensionato. In mancanza di espressa determinazione di tale importo da parte del legislatore, la giurisprudenza di merito ha ritenuto che potesse essere considerato soglia minima vitale rispettivamente: l’importo dell’assegno sociale (di cui all’art. 3 commi 6 e 7 L. 8.8.1995 n. 335), della pensione sociale o del trattamento minimo mensile.

L’ importo dell’assegno sociale è stato fissato in misura pari a 516,46 euro al mese per 13 mensilità, per un totale di € 6.713,98 annui (art. 38 Legge 28.12.2001 n. 448). Tuttavia alcuni giudici, facendo ricorso alla propria discrezione, hanno spinto più in alto la somma adeguata alle esigenza di vita facendo leva su un’interpretazione costituzionalmente orientata della legge in materia di assegno sociale(artt. 29, 30, 53 Cost.), talvolta ritenendo di individuare nell’importo di circa 750 euro mensili il minimo indispensabile per garantire i mezzi adeguati alle esigenze di vita del pensionato.

 

Decreto legge 83/2015

Il Decreto legge numero 83 del 2015 introduce alcune novità in tema di pignoramento. In particolare, la modifica all’articolo 545 riguarda il tema della pensione: “Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale aumentato della metà.”

Tale somma corrisponde attualmente a circa 680 euro. Nei casi in cui la pensione superi invece questa cifra, l’importo eccedente non sarà interamente pignorabile ma solo nei limiti di un quinto.

Esempio pratico

Poniamo il caso di una persona che percepisca una pensione di 800 euro e che quindi superi di 120 euro il limite impignorabile: l’ufficiale giudiziario dovrà limitarsi a pignorare un quinto di 120 euro, cioè 24 euro. Ma che cosa succede se il debitore ha depositato le somme percepite a titolo di pensione nel suo conto corrente? La legge prevede che per quanto riguarda il conto corrente sia impignorabile solo una somma corrispondente al triplo della pensione sociale, in pratica 1440 euro circa. Mentre ciò che rimane nel conto corrente, come somma di versamenti pensionistici, potrà essere sottoposto a pignoramento ma solo nella misura del quinto.

 

Foto CC di x1klima da Flickr

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