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Pignoramento: cos’è e perchè bisogna evitarlo

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Cosa succede quando, dopo aver richiesto un finanziamento ad un Istituto di credito o ad una Finanziaria, non si riesce ad adempiere alla rateizzazione né a proporre una soluzione transattiva?

L’Istituto di credito può adottare diverse modalità per recuperare il denaro prestato, fino ad arrivare all’azione legale che spesso culmina in un pignoramento presso terzi.

Analizziamo insieme i vari passaggi con i quali si giunge a tale situazione.

Le banche possono recuperare il denaro prestato in 3 modi: decreto ingiuntivo, precetto, pignoramento

Decreto ingiuntivo

È l’atto con il quale l’Autorità Giudiziaria (Tribunale o Giudice di Pace), su richiesta del creditore, impone al debitore di pagare il proprio debito nel termine di 40 giorni dalla data in cui tale ingiunzione viene notificata al debitore stesso. Quest’ultimo potrà quindi:

opporsi all’ingiunzione di pagamento entro i 40 giorni dalla notifica con una motivazione legittima;

– contattare l’Istituto di credito e proporre una soluzione transattiva (piano di rientro o saldo e stralcio);

non procedere in alcun modo.

Precetto

Nel caso in cui il debitore resti inerte (terza opzione), l’Istituto di credito notificherà un atto di precetto (atto con cui si intima al debitore di pagare il credito entro il termine di 10 giorni dalla notifica) richiedendo, oltre alla somma imposta nel decreto, anche gli interessi moratori, nonché le spese legali. Anche in questo caso le strade possibili per il debitore sono tre:

opporsi contro l’atto di precetto;

– contattare l’Istituto di credito e proporre una soluzione transattiva (piano di rientro o saldo e stralcio);

non procedere in alcun modo.

Pignoramento

Che cos’è

Nell’ipotesi in cui il debitore resti inerte dopo la notifica dell’atto di precetto, l’Istituto di credito procederà con il pignoramento. In questo caso parliamo di un pignoramento presso terzi.

Pur essendo possibile in ogni momento proporre una soluzione bonaria, è consigliabile – se le proprie condizioni economiche lo permettano – attivarsi nelle prime fasi dell’azione legale: infatti, il passare del tempo, le svariate possibilità di chiudere con una transazione, nonché le spese legali sostenute dall’Istituto di credito (a carico del debitore) sono fattori che riducono le probabilità che venga presa in considerazione una proposta transattiva (più favorevole per il debitore) quanto più ci si avvicina alla fase conclusiva del pignoramento.

Esistono 2 tipologie di pignoramento: quello mobiliare e quello immobiliare. L’infografica di sinistra li descrive.

Nel caso di pignoramenti verso terzi, l’infografica di destra descrive le modalità principali, tramite:

  1. conto corrente
  2. stipendio
  3. pensione

Altre risorse sul pignoramento

Se sei interessato ai temi del pignoramento, puoi consultare i nostri articoli in proposito:

Pignoramento mobiliare e immobiliare
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Novità normative: Decreto legislativo 83/2015

La riforma della giustizia introdotta con il decreto legislativo n. 83 del 2015, porta con sé diverse novità interessanti collegate al tema del pignoramento.

Innanzitutto il nuovo quarto comma dell’articolo 495 del codice di procedura civile, stabilisce che “prima che sia disposta la vendita (dei beni pignorati), il debitore può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante  e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale e delle spese. (…) La somma da sostituire al bene pignorato è determinata con ordinanza dal giudice dell’esecuzione, sentite le parti in udienza non oltre trenta giorni dal deposito dell’istanza. Quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di trentasei mesi la somma determinata a norma del terzo comma, maggiorata degli interessi scalari al tasso convenzionale pattuito, ovvero, in difetto, al tasso legale. Ogni sei mesi il giudice provvede al pagamento al creditore o alla distribuzione tra i creditori delle somme versate dal debitore.”

Si tratta di una piccola rivoluzione che, qualora il debitore offra determinate garanzie in ordine al pagamento delle rate fissate per legge, garanzie analoghe a quelle richieste per un prestito in banca, assicurano la conservazione dei beni ma non il loro utilizzo. La norma infatti stabilisce che se il debitore ritarda anche di soli quindici giorni il pagamento della rata, le somme eventualmente versate rientrino fra i beni pignorati, e che questi ultimi vengano immediatamente messi in vendita.

L’altra modifica della riforma che ha suscitato grande interesse è quella riguardante il pignoramento della pensione, approfondito in un altro articolo di questo blog.

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