Prestiti

Buoni debitori: come le banche valutano le imprese

Ottenere un prestito da parte di una banca non è mai una procedura semplice, perché prima di esporsi, qualsiasi istituto di credito procedere a verificare che sussistano le garanzie necessarie affinché si possa ragionevolmente pensare che colui che richiede il prestito riesca poi a pagarlo. Sia che a richiederlo sia un privato, sia che invece si tratti di un’azienda, per ottenerlo bisogna essere classificati come buoni debitori. Approfondiamo oggi la casistica che si applica alle imprese e nei prossimi giorni ci occuperemo di approfondire le modalità relative ai privati.

Prima di concedere un prestito la banca valuta il grado di solvibilità del soggetto che lo richiede: la solvibilità è definita come “la capacità di un debitore (sia esso un’impresa, un intermediario finanziario, uno Stato sovrano, un privato cittadino) di restituire i suoi debiti alla scadenza”. Per quanto riguarda le imprese il giudizio sul grado di solvibilità si basa su tre valutazioni principali che, a seconda dell’esito, individuano i buoni debitori e i “cattivi pagatori”:

Buoni debitori

  • una valutazione qualitativa che prende in considerazione aspetti che non attengono a documenti analitici, come un bilancio, ma all’identità dell’azienda, cioè alla sua reputazione, alla sua storia, al tipo di governance, al piano d’azione elaborato dal management per la gestione delle operazioni e delle attività di business dell’impresa;
  • una valutazione quantitativa che riguarda aspetti più analitici, come l‘indice di capitalizzazione, il parametro di riferimento che indica il rapporto tra le risorse finanziarie proprie e quelle ricevute dalle banche. Si intuisce facilmente che un’azienda è più solida agli occhi di chi deve stilare una valutazione sul grado di solvibilità, quando opera con capitali propri e non è indebitata in misura preoccupante con le banche. Un’altra variabile presa in considerazione è il costo degli interessi bancari: se gli interessi passivi incidono sul fatturato in misura maggiore del 4%, la situazione è considerata preoccupante, perché quando i margini operativi non riescono a coprire il costo del debito, il rischio è quello di subire ulteriori perdite. Per quanto riguarda il capitolo debiti, è rilevante anche  l’equilibrio tra debiti a breve e debiti a medio – lungo termine. Finanziariamente si definisce in equilibrio una situazione nella quale i debiti a medio – lungo termine coprono le immobilizzazioni. Altre due voci che vanno ricordate sono le rimanenze e i crediti commerciali: gli istituti bancari di solito non vedono di buon occhio un aumento dei crediti commerciali senza che vi sia un adeguato aumento del fatturato, perché tale circostanza denuncia un allungamento dei tempi d’incasso che protraendosi può generare una crisi di liquidità;
  • una valutazione dell’andamento qualitativo/quantitativo dei rapporti fra banca e impresa, che soppesa la percentuale di utilizzo rispetto al totale dei fidi accordati; la congruità tra utilizzi e operatività dell’impresa; i tempi di incasso e pagamento; la capacità dell’impresa di pianificare i fabbisogni finanziari e, quindi, gli utilizzi.

Ma che cosa si deve fare se ci si trova di fronte a un rating negativo, cioè con un giudizio di scarsa solvibilità della propria attività? Ci sono una serie di comportamenti che sono considerati virtuosi e aiutano a diventare dei buoni debitori. Innanzitutto la gestione dei fidi va tenuta sotto controllo, perché utilizzare gli affidamenti oltre il limite o per lunghi periodi, è interpretato dalla banca come un sintomo di difficoltà finanziaria. Seguendo la stessa logica bisognerà evitare lo “scoperto di conto”, o ricorrervi solo per far fronte a necessità di cassa improvvise, oppure rinegoziare le condizioni del fido o del conto in relazione alle effettive necessità e capacità dell’impresa. Un’altra spia delle condizioni di buona salute del soggetto debitore è la puntualità con cui provvede al pagamento delle rate entro le scadenze stabilite. La segnalazione ai servizi di informazione creditizi rappresenta sempre uno svantaggio per il debitore ed è per questa ragione che l’agenda dei pagamenti deve essere gestita con estrema precisione. Un’altra buona pratica è migliorare l’affidabilità della propria clientela in modo da ridurre al minimo la percentuale degli insoluti che possono creare sconfinamenti e problemi di liquidità, come già accennato. Secondo diversi esperti, lo strumento principale per migliorare il proprio merito creditizio è un bilancio estremamente chiaro, circostanziato e ricco d’informazioni, corredato dei prospetti del rendiconto finanziario per illustrare la dinamica dei flussi di cassa e del capitale circolante netto, e dell’analisi economico – finanziaria strutturata sulla base degli indicatori delle performance raggiunte in corso d’esercizio.

Nella predisposizione di questi strumenti il soggetto debitore può non solo ridefinire i propri piani strategici ma avviare un proficuo dialogo di reciproca collaborazione e crescita sia sul piano tecnico che umano con l’istituto bancario.

 

Iscriviti alla newsletter

Premendo il pulsante di invio dichiaro di aver preso visione delle Web Privacy Policy ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679. I dati personali forniti saranno acquisiti da Banca IFIS S.p.A. che li tratterà, in qualità di Titolare, esclusivamente per adempiere alla richiesta.