Debiti

Cessione del quinto: utilizzo in aumento

Aumenta dal 10 al 20 per cento il ricorso alla cessione del quinto come forma di pagamento dei debiti contratti con le banche e con società finanziarie di intermediazione. All’argomento il nostro blog ha già dedicato diversi post, perché la materia è davvero ricca di aspetti specifici sui quali vale la pena di soffermarsi. Ma prima un breve cenno storico: questa forma di credito al consumo fu introdotta nel dopoguerra con il d.p.r. del 5 gennaio 1950 al fine di agevolare l’accesso al credito da parte dei dipendenti statali e di fornire una solida garanzia ai creditori.

Per chi è in pensione

Com’è noto l’importo non può superare un quinto della retribuzione, tale proporzione vale anche per la pensione con alcune limitazioni:

  • non può durare più di dieci anni ed è obbligatoria la copertura assicurativa;
  • sono escluse dalla cessione del quinto le pensioni e gli assegni sociali, le pensioni per invalidità civili, gli assegni mensili per l’assistenza ai pensionati per inabilità, gli assegni di sostegno al reddito, gli assegni al nucleo familiare, le pensioni con contitolarità per la quota parte non di pertinenza del soggetto richiedente la cessione;
  • la rata è calcolata al netto delle trattenute fiscali e previdenziali e in modo di garantire in ogni caso l’importo minimo della pensione stabilito per legge che è attualmente di 448 euro.

Per chi anticipa il Tfr

I lavoratori che ottengono un prestito sulla base della cessione del quinto dello stipendio non offrono come garanzia unicamente la retribuzione mensile assicurata da un rapporto di lavoro continuativo, ma anche il Tfr, trattamento di fine rapporto, quella che una volta veniva chiamata liquidazione. Se il lavoratore decide di usufruire dell’anticipo del Tfr come previsto dalla Legge di stabilità 2015, l’ente erogatore del prestito si tutela riducendo l’importo finanziabile a un massimo di 15.000 euro. Limitazioni analoghe sono previste per i neoassunti con contratto a tutele crescenti previsto dal Job Act o a quei lavoratori impiegati in imprese con pochi dipendenti e che quindi offrono meno garanzie in relazione al mantenimento del posto di lavoro. In ogni caso il richiedente dovrà aver superato il periodo di prova, che va dai 3 ai 6 mesi, e difficilmente potrà sottoscrivere prestiti della durata superiore a cinque anni.

Per chi subisce un pignoramento

Cosa succede se un debitore ha già subito un pignoramento del quinto dello stipendio e chiede un prestito con cessione di un’ulteriore quota della retribuzione? La legge permette che tale rata possa corrispondere a un ulteriore quinto della retribuzione netta complessiva.

Poniamo che Tizio, che guadagna 1.200 euro al mese, abbia già subito un pignoramento del quinto pari a 240 euro, egli potrà sottoscrivere una cessione per una somma non superiore a 240 euro.

E se invece il pignoramento interviene in un momento successivo all’erogazione del prestito? La somma che può essere pignorata corrisponde alla differenza fra la metà della retribuzione percepita e la rata mensile. Nel nostro caso: 360 euro (600 – 240).

Per i neoassunti

Chiunque abbia appena iniziato a lavorare non può naturalmente offrire come garanzia della cessione del quinto il Tfr, ragion per cui l’ente erogante di solito concede il prestito in base ad altri criteri:

  • il neoassunto che richiede il prestito deve essere in possesso di un contratto a tempo indeterminato in un’azienda con più di sedici unità lavorative;
  • non deve avere più di sessant’anni se uomo, e 55 se donna;
  • la durata massima del prestito è di solito di cinque anni, mentre l’importo massimo varia tra i 10.000 e i 15.000 euro.

Alternative alla cessione del quinto

L’attuale mondo del lavoro è caratterizzato da un panorama estremamente variegato di situazioni di precarietà che in diversi casi non offrono sufficienti garanzie per ottenere un prestito con la formula della cessione del quinto. In alternativa si possono prendere in considerazione le seguenti soluzioni:

  • la fidejussione, che prevede l’intervento di un garante che si assume l’impegno di onorare il debito nel caso in cui chi ha sottoscritto il contratto non sia in grado farlo;
  • il prestito ipotecario, nel quale si offre a garanzia del debito un immobile di proprietà.

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