Debiti

Come uscire dai debiti se sono troppi? 3 alternative

troppi debiti

Quando si contrae un debito, di solito, lo si fa prevedendo un piano di rientro coerente con le proprie entrate, in modo che sia sostenibile per il budget familiare. Ma che cosa succede se mutano radicalmente le condizioni personali e lavorative di chi lo ha contratto?

Caso concreto

Partiamo da un caso concreto: Marta e Flavio, lei insegnante, lui dirigente d’azienda, sottoscrivono un mutuo per l’acquisto della casa e un prestito finalizzato all’acquisto di un’automobile. Per una serie di circostanze sfavorevoli dopo un paio d’anni perdono entrambi il lavoro. Che cosa devono fare?

Prima possibilità

Il primo suggerimento è quello di rivolgersi all’istituto bancario per cercare una soluzione, tenendo presente la nuova moratoria sui mutui per gli anni 2015-2017, come indicato nella legge di stabilità 2015, articolo 1 – comma 246, stabilisce, per alcuni casi espressamente previsti, la sospensione di 12 mesi del mutuo.

Le fattispecie elencate dalla normativa sono:

  • la perdita del posto di lavoro
  • la morte
  • l’infortunio grave
  • la sospensione o riduzione dell’orario di lavoro
  • l’ammissione ad ammortizzatori sociali come cassa integrazione, mobilità o anche contratti di solidarietà, per almeno 30 giorni consecutivi.

La sospensione non esclude però il pagamento degli interessi. Fino alla fine di dicembre 2015 è inoltre possibile presentare domanda per l’accesso al Fondo di Solidarietà della Consap Spa, la Concessionaria servizi assicurativi pubblici: l’ente che interviene a copertura dei rischi della collettività non risarcibili dai normali meccanismi contrattuali. Marta e Flavio dovranno fornire i documenti necessari alla banca che, dopo averli acquisiti, rivolgerà la domanda alla Consap.

Il meccanismo di sospensione del debito dallo scorso giugno è stato esteso al credito al consumo: è possibile sospendere il pagamento della quota capitale e, a discrezione dell’istituto, anche degli interessi.

Seconda possibilità

Un’altra possibilità a cui potrebbero ricorrere Marta e Flavio, se dopo un anno non sono riusciti a risolvere i loro problemi, è quella data dal “piano del consumatore”, poiché hanno i requisiti necessari ad avviare la procedura:

  • sono persone che hanno contratto i debiti per scopi estranei alla loro attività imprenditoriale o professionale
  • erano in buona fede e il debito non era sproporzionato rispetto alle loro possibilità
  • il debito da loro contratto non può più essere risanato con il loro patrimonio
  • le cause dell’insolvenza non sono collegate a una loro responsabilità diretta: non c’è stata malafede, né era lontanamente prevedibile che perdessero il posto di lavoro.

La procedura non è gratuita, in quanto l’accordo relativo ai contenuti del “piano del consumatore” va redatto da un notaio, da un avvocato, da un commercialista o da un “organismo di composizione della crisi”. Quest’ultimo soggetto è previsto da un decreto ministeriale del 2014 e comprende alcuni organismi, cosiddetti di diritto, attivati dalle camere di commercio, dagli ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti, dei notai, e dai segretariati sociali; un altro gruppo, che potremmo definire pubblico, corrisponde agli organismi di composizione della crisi costituiti dai comuni, dalle province, dalle città metropolitane, dalle regioni e dalle università pubbliche.

L’organismo di crisi assisterà Marta e Flavio nell’elaborazione del piano di ristrutturazione, nella formulazione della proposta, nella raccolta della documentazione necessaria. Il piano sarà quindi depositato presso il Tribunale e spetterà al giudice stabilire se giudicarlo ammissibile o meno. Se approvato tutte le procedure esecutive, eventualmente  avviate nei confronti di Marta e Flavio, saranno sospese.

In alternativa al “piano del consumatore”, Marta e Flavia potrebbero chiedere la “liquidazione del patrimonio”, cioè di tutti i loro beni, tranne quelli impignorabili (i beni che servono all’esercizio della professione, gli utensili di casa e cucina, l’anello nuziale).
Anche in questo caso serve l’assistenza di un “organismo di composizione della crisi” che dovrà redigere l’elenco di tutti i creditori, delle somme dovute e di tutti i beni pignorabili. La richiesta per l’ammissibilità, analogamente a quanto avviene per il “piano del consumatore”,  andrà sottoposta al giudice.

Terza possibilità

La terza possibilità riservata dalla legge a Marta e Flavio, percorribile anche da imprese e società (a differenza delle altre due riservate alle persone fisiche),  è una specie di  concordato, un accordo che deve essere stipulato con almeno il 60% dei creditori e che, come il concordato, ha effetti anche nei confronti di chi non ha sottoscritto l’accordo.

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