Debiti

Cosa spinge le persone a contrarre debiti ed indebitarsi?

“Il succedersi accelerato delle crisi finanziarie ha gettato tutti in una nuova condizione: quella di un debito permanente. Sconosciuto alle generazioni precedenti, l’indebitamento inizia con la nascita e incide sui comportamenti, sui modi di agire, sulle relazioni” scrive Donatella Di Cesare in un suo articolo fornendo una serie di spunti interessanti su cui riflettere.

Se guardiamo a questo scenario considerando il debito pubblico italiano, pari a circa 2.170 miliardi, a ognuno di noi spetta “d’ufficio” la quota di circa 33.000 euro. Una cifra che in una famiglia con un reddito medio intorno ai 2.000 euro al mese rappresenterebbe un bel problema. Certo si tratta di un debito astratto che nessuno di noi in concreto è chiamato a onorare direttamente ma che sappiamo bene quanto influisca sull’andamento dell’economia.

Più tangibile è l’indebitamento vero e proprio delle famiglie italiane. L’ammontare dei mutui alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia ha subito un’impennata del 71,9 per cento ad aprile 2015 rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Nel dettaglio le fasce d’importo delle richieste sono:

  • 30, 4 % da 100.000-150.000 euro,
  • 26,2% da 0 a 75.000,
  • 21% da75.000 a 100.000,
  • 19,7% da 150.000 a 300.000,
  • 2,7% oltre i 300.000.

Meno accentuato l’aumento dei prestiti alle famiglie cresciuti del 10,8% ad aprile 2015 rispetto a aprile 2014.

Nel dettaglio le percentuali delle fasce d’importo richieste sono:

  • 50,7% da 0 a 5000 euro,
  • 19% da 5000 a 10.000,
  • 21,3% da 10.000 a 20.000,
  • 7,5%  da 20.000 a 30.000,
  • 1,4 % da 35.000 a 75.000,
  • 0,1% oltre i 75.000.

Sulla base di alcuni studi gli italiani si indebitano soprattutto per:

  • disporre di liquidità (34%),
  • acquisto della casa o per interventi edilizi (21%),
  • comprare un’auto usata (20%),
  • arredamento (10%),
  • comprare un’auto nuova (9%),
  • consolidamento debiti (6%).

L’area che chiede più prestiti è il Nord Italia con il 51% delle richieste, mentre vi è una sostanziale parità fra Centro Italia (24%) e il Sud e isole (25%).

Uno dei più famosi studiosi della società contemporanea, il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, in diversi saggi ha analizzato le cause di questo indebitamento crescente. Fra i passaggi fondamentali che per Bauman favorirono un cambiamento di mentalità nei comportamenti individuali e nella propensione all’acquisto delle persone, vi fu l’introduzione delle carte di credito e la facilità di ottenere prestiti e rateizzazioni.

Una vera e propria rivoluzione, avvenuta negli anni Novanta, che consentiva di soddisfare i desideri con facilità, esattamente il contrario dei tempi in cui “si doveva – scrive Bauman – procrastinare l’appagamento dei propri desideri: stringere la cinghia, negarsi altri diletti, essere prudenti e parchi nelle spese e depositare il denaro così racimolato su un libretto di risparmio nella speranza di riuscire, con la cura e la pazienza necessarie, ad accumularne abbastanza per poter realizzare i propri sogni”.

Bauman ricorda la storia di un cinquantunenne che aveva accumulato un debito di 58mila sterline su 14 carte di credito e finanziamenti vari: “Con l’impennata dei costi del carburante, dell’elettricità e del gas non riusciva più a pagare gli interessi. Deplorando, col senno di poi, la sconsideratezza che lo aveva gettato in questa situazione spiacevole se la prendeva con chi gli aveva prestato il denaro: parte della colpa è anche loro, diceva, perché rendono terribilmente facile indebitarsi.”

Il fenomeno è così diffuso che in Rete dove sono nate delle vere e proprie comunità, forum, chat, pagine Facebook, dedicate alle persone indebitate. Le storie di vita si alternano ai consigli degli esperti, agli aggiornamenti in materia di legislazione civile e bancaria, alle news sulle sentenze della giurisprudenza. “Eppure quasi tutto nell’economia contemporanea vive sopra i consumi – scrive Matteo Sacchi –  sul fatto che il denaro circoli, sul fatto che qualcuno presti e qualcun’altro riceva e, magari, restituisca. Una meccanica complessa sulla quale spesso si rompono il cranio anche i migliori economisti. Però è certo che il consumatore, sia pubblico che privato, con i suoi «pagherò», con la sua fiducia è, e a quanto pare sarà, il vero motore del sistema economico.

Che questo fosse un trend inevitabile l’aveva intuito nel primo Ottocento Jacques-Gilbert Ymbert che, con spirito provocatorio e burlesco, propose agli stupiti lettori francesi il suo pamphlet “L’arte di far debiti”.

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