Debiti

Debiti con lo Stato: aumentano le rate per il pagamento

Importanti novità in arrivo per tutti i contribuenti debitori a vario titolo nei confronti dello Stato. È infatti in attesa di approvazione il decreto legislativo che prevede la possibilità di aumentare le rate per il pagamento delle somme dovute, permettendo così una gestione meno pesante del debito.

Tipologia di contenzioso e ambiti giuridici

Le rateazioni, nel testo che attende di essere emanato, sono suddivise per tipologia di contenzioso e ambiti giuridici:

  • una prima categoria individuata dalla norma è quella delle pendenze relative ai controlli formali o automatizzati, che prevede un aumento da 6 a 8 rate mensili. Le nuove regole avranno validità per:
    • la liquidazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette e Iva relative all’anno 2014;
    • i controlli formali delle dichiarazioni d’imposta in corso al 31 dicembre 2013;
    • le tassazioni separate delle dichiarazioni del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012;
    • le altre tassazioni separate collegate alle dichiarazioni del periodo d’imposta dell’anno 2013.
  • Un seconda materia è quella della rateazione delle somme determinate nelle procedure di mediazione e conciliazione, e nell’adesione. In questo caso le rate passano da 12 a 16 rate trimestrali per importi superiori a 50.000 euro, e a 8 per somme inferiori.
  • Una terza possibilità di rendere meno gravoso il debito nei confronti dello stato, è la facoltà concessa agli eredi di dilazionare il pagamento dell’imposta di successione. Il decreto stabilisce, a partire dalla sua entrata in vigore, il versamento di un acconto del 20% e il restante in massimo 8 rate trimestrali per importi non superiori a 12.000 euro, oppure in 12 rate se l’importo è superiore. La rateizzazione non è ammessa per importi inferiori a 1000 euro.
  • Una quarta modifica riguarda le cartelle esattoriali: la rateizzazione per le dilazioni concesse a partire dall’entrata in vigore del decreto e per i piani di rateazione decaduti nei 24 mesi precedenti, decade con l’omesso pagamento di 5 rate e non più di 8. Per le somme superiori a 50.000 euro occorrerà inoltre provare di trovarsi in una situazione oggettivamente critica e difficile dal punto di vista economico.
  • Quinta fattispecie presa in considerazione è quella relativa ai provvedimenti di sospensione della riscossione. In questo caso, allo scadere della sospensione, il debitore può richiedere di suddividere l’importo dovuto nello stesso numero di rate previste dal piano originario oppure secondo un nuovo piano di rateizzazione che può essere suddiviso fino a un massimo di 72 rate.

Il decreto contiene inoltre altre due importanti cambiamenti della legislazione vigente. Il lieve inadempimento non è più causa di decadenza della dilazione di pagamento concessa. Un articolo ad hoc dispone che l’insufficiente versamento della rata per una frazione non superiore al 3% del dovuto, oppure a 10.000 euro, non comporta la decadenza. Non si ha decadenza neppure in caso di ritardato pagamento, purché esso non superi i 7 giorni. Si tratta di una modifica estremamente importante, poiché la decadenza fino ad oggi è stata decisa dall’Agenzia anche per il ritardo di un solo giorno.

Alcuni osservatori notano che il decreto avrebbe potuto essere integrato da altre previsioni di dilazione relative agli atti di recupero dei crediti d’imposta, introdotti dalla legge n. 311 del 2004, agli atti di irrogazione delle sanzioni, agli atti oggetto di un contenzioso. Per quest’ultima categoria non è possibile rateizzare la somma dovuta mentre è in corso il giudizio. Si tratta di cifre importanti che vengono richieste al contribuente senza alcuna possibilità di rendere meno oneroso il pagamento.

Esempio

Un esempio aiuterà a comprendere meglio: se il Tribunale in primo grado dà ragione all’Agenzia, il contribuente si vedrà notificare dall’ufficiale giudiziario un atto di precetto per il pagamento di una parte della somma dovuta entro i termini del ricorso in Appello. L’eventuale rateizzazione, in caso di esito sfavorevole, sarà possibile solo dopo che la sentenza sia passata in giudicato e il credito sia stato definitivamente trasferito all’Agenzia.

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