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Decreto Legge 83/2015: tutela del debitore e celerità del processo

Con l’introduzione del D.L. 83/2015, rubricato “misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”, il Legislatore ha introdotto alcune modifiche idonee alla razionalizzazione di alcuni istituti del processo civile, con particolare attenzione alla fase esecutiva.

Il Decreto, convertito in legge dalla L. 132/2015 in data 20/08/2015, ha come obbiettivo quello di operare uno snellimento della fase esecutiva del processo e, in generale, di apprestare delle tutele al debitore pignorato al fine di garantirne l’”incolumità” economica.

Nuovi limiti sulla pignorabilità delle pensioni

Una novità riguarda i nuovi limiti sulla pignorabilità delle pensioni, che sono stati profondamente rivisti.

La riforma sul punto ha previsto che “le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge”.

Il Legislatore, dunque, ha individuato una soglia minima c.d. “vitale”, al di sotto della quale non è possibile operare un pignoramento coattivo della somma erogata dall’Ente Previdenziale.
Tale fictio iuris si è resa necessaria al fine di non andare a ledere una somma (proteggendola con il vincolo della impignorabilità), per sua natura, adibita al sostentamento della persona.

La riforma ha previsto che, nel caso di violazione dei limiti imposti dalla nuova normativa, le somme eccedenti le soglie sopra evidenziate vengano automaticamente ridotte all’interno dei canoni di legge ed il pignoramento debba essere considerato parzialmente inefficace.

Con riferimento al limite vitale l’INPS ha previsto che, per tutto il 2015 sarà pari a € 448,52 per tredici mensilità (i.e. €5.830,76 annui).

Questa novità, insieme alle altre introdotte dal testo della norma, costruiscono delle nuove tutele per il debitore pignorato andando a disegnare un processo esecutivo maggiormente improntato sul favour debitoris.

Novità sul pignoramento

Oltre ai nuovi limiti di pignorabilità delle pensioni il D.L. 83/2015 ha previsto un generale abbattimento di alcuni termini processuali, riferiti alla fase esecutiva del processo.

La riforma ha ridotto a 45 giorni (prima 90) il termine per richiedere l’assegnazione o la vendita dei beni pignorati e a 60 giorni (prima 120) quello per il deposito dell’istanza di vendita.

La modifica sopra descritta ha come ratio la riduzione dei tempi processuali, missione già portata avanti da altri Governi in altri testi legislativi (i.e. L. 12/2014).
I dubbi, sempre presenti, in legiferazioni di questo tipo è se sia effettivamente possibile ridurre/accelerare il carico dei Giudici con il solo abbattimento dei termini processuali, senza, prevedere degli idonei strumenti di snellimento dei ruoli dei Giudicanti che risultano, sempre di più, carichi.
La norma, infatti, non prevede un iter esecutivo ad hoc “rapido”, per il soddisfacimento delle pretese creditorie, ma, ne abbatte solo i termini rischiando, dunque, di provocare non il riconoscimento veloce del diritto vantato ma la sua inesorabile decadenza.

Il D.L. 83/2015, inoltre, ha introdotto il quarto comma, all’interno dell’art. 495 c.p.c. stabilendo che: “Quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di trentasei mesi la somma determinata a norma del terzo comma, maggiorata degli interessi scalari al tasso convenzionale pattuito ovvero, in difetto, al tasso legale. Ogni sei mesi il giudice provvede, a norma dell’articolo 510, al pagamento al creditore pignorante o alla distribuzione tra i creditori delle somme versate dal debitore”.

Con la disposizione sopra riportata il Legislatore ha concesso al debitore la possibilità di usufruire del rimedio della “conversione del pignoramento”, mediante un pagamento dilazionato.

La conversione del pignoramento è un meccanismo giudiziale che permette al debitore di chiedere la sostituzione della cosa pignorata con una somma di denaro, pari all’importo delle spese e dei crediti del creditore pignorante. La conversione del pignoramento viene ammessa dal giudice dell’esecuzione con ordinanza, nella quale si dispone che le cose pignorate siano liberate e che la somma sia sottoposta a pignoramento.

Alla luce della modifica sopra descritta, dunque, sarà permesso al debitore di sostituire una somma di denaro alla cosa pignorata e di rateizzare tale importo entro un massimo di 36 mesi.

Lo strumento, come i precedenti sopra riportati, tende a diminuire/determinare i procedimenti incardinati presso i tribunali al fine di snellire l’accesso alla giustizia e di velocizzarne le determinazioni.

Novità inerenti il precetto:

Altra novità introdotta, riguarda la forma del precetto, atto volto a far adempiere, al debitore, un obbligo risultante da un titolo esecutivo.

La novella ha previsto che, all’interno dell’atto di precetto, il debitore precettato venga informato della possibilità di usufruire di un organismo di composizione della lite, utile al fine di addivenire ad una soluzione transattiva della controversia.

Il decreto in particolare stabilisce che: ”Il precetto deve altresì contenere l’avvertimento che il debitore può, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore”.

Lo scopo della norma, sopra riportata, è quello di concedere al debitore uno strumento idoneo alla gestione del sovraindebitamento, evitando, dunque, l’aggravio di spese dovuto alla conclusione del processo di esecuzione.

Lo strumento, introdotto dal Legislatore, si pone come obbiettivo quello della gestione del debito mediante il raggiungimento di un accordo con i creditori, infatti, l’omissione al possibile esercizio di tale facoltà, sarà rivendicabile, dal debitore precettato, con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi ex articolo 617 del codice di procedura civile.

Conclusioni:

La riforma sopra discussa si è presa carico delle istanze di tutela del debitore e di celerità dei procedimenti cercando di risolvere alcuni dei problemi endemici alla giustizia italiana.

Resta aperto se le riforme di cui sopra saranno idonee ad improntare un procedimento esecutivo, finalmente incisivo e veloce andando a garantire una soddisfazione del credito più rapida e certa.

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