Debiti

Divorzio e debiti: le cose da sapere

Che conseguenze producono gli impegni finanziari sottoscritti dai coniugi, quando dopo anni o mesi dal fatidico “Sì” i due decidono di separarsi e poi di divorziare? Innanzitutto va sgomberato il campo da alcuni dubbi del tutto infondati. Ad esempio c’è chi crede che in corso di separazione se uno dei due coniugi si trovi in difficoltà economica, l’altro sia tenuto ad aiutarlo perché non è ancora intervenuta la sentenza di divorzio. Nulla di più falso: la legge non obbliga in alcun modo di farsi carico dei debiti accumulati dall’ex nella fase di separazione. Diverso è il caso dei coniugi che abbiano contratto un debito prima della separazione in regime di comunione dei beni. In questo caso e, se sussistano alcune condizioni, ne risponderanno in solido anche dopo la separazione, come sarà spiegato meglio in seguito. L’unico contributo che può essere rivendicato dal coniuge separato/divorziato è l’assegno mensile di mantenimento nel caso in cui non sia in grado di provvedere autonomamente alla propria sussistenza. Si tratta comunque di un’ipotesi rara.

Separazione consensuale simulata

Un’altra fattispecie ricorrente collegata alla rottura del rapporto matrimoniale, riguarda la separazione consensuale simulata: in pratica il debitore sposato chiede una separazione consensuale all’unico scopo di sottrarre i beni ai suoi creditori. Il fenomeno è sempre più diffuso, perché i costi di tale procedura sono estremamente ridotti in confronto alle spese delle azioni che i debitori dovrebbero sostenere per opporsi alle pretese dei creditori.  Questa pratica è assolutamente da sconsigliare, perché mentre anni fa l’azione revocatoria e l’impugnazione della cessione contenuta nel verbale di separazione non veniva considerata attuabile nei confronti di un procedimento giudiziale di separazione, oggi l’orientamento della giurisprudenza ha mutato il suo corso a favore dei creditori che hanno ottime probabilità di vedere accolta la loro domanda.

Comunione dei beni

In regime di comunione dei beni fanno parte del patrimonio comune: i beni acquistati insieme o separatamente durante il matrimonio; i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione (ad esempio le somme ricevute per l’affitto di un appartamento che era di proprietà di uno dei due coniugi prima del matrimonio); i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati (ad esempio stipendi e compensi professionali). Va sottolineato che la comunione legale tra coniugi è una comunione senza quote e alla quale non è ammessa la partecipazione di terzi, essendo un istituto previsto non per la tutela della proprietà, come la comunione ordinaria, ma piuttosto per la tutela della famiglia.

Separazione dei beni

Con la separazione dei beni, invece, ciascuno dei coniugi conserva  la proprietà esclusiva dei beni acquistati prima del matrimonio (come nel regime di comunione dei beni); dei debiti e delle obbligazioni personali risponde solo il coniuge che li ha contratti; anche dei debiti contratti nell’interesse della famiglia, per esempio per l’acquisto di una macchina o di un computer. La separazione non ha effetti sulle pretese dei creditori, che potranno agire sui beni della comunione se il debitore si trova in regime di comunione dei beni, ed anche sui loro beni personali per un ammontare pari alla metà del credito. Qualora invece il debitore si trovi in regime di separazione dei beni, essi si potranno rivalere solo sui beni di sua proprietà a meno che il debito non sia stato sottoscritto da entrambi. Nel caso in cui sia intervenuta la sentenza di divorzio, che sancisce la cessazione della comunione materiale e spirituale tra i coniugi, i creditori non potranno che aggredire i beni del debitore.

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