Debiti

Esdebitazione: liberarsi dai debiti e accedere nuovamente al credito

Non riuscire a pagare i debiti è diventato cruccio di molti italiani. La crisi economica, la perdita del lavoro o ancora il presentarsi di imprevisti che vanno a cambiare la situazione economica delle famiglie, per esempio malattie, ha portato molti consumatori ad essere incapaci di far fronte agli impegni presi. Si trova quindi in una situazione di sovraindebitamento.

Quali sono le possibili soluzioni per far fronte a questa situazione?

La legge ha previsto l’applicazione anche ai consumatori di una particolare procedura che porta alla liberazione dei debiti, la cosiddetta esdebitazione.

In passato i benefici derivanti da questa procedura erano esclusivi degli imprenditori. Grazie però alla legge 3 del 2012 anche i debitori persone fisiche che hanno assunto dei debiti, per motivi non riconducibili all’attività professionale o d’impresa, possono ricorrere all’esdebitazione.

Vediamo più in dettaglio di cosa di tratta.

Il punto iniziale è quello di ricorrere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento che si può concretizzare in due modi:

  • Piano del consumatore: il consumatore stabilirà, insieme e di intesa con i creditori, delle piccole rate che dovrà pagare in modo da arrivare al totale pagamento dei debiti;
  • Liquidazione dell’attivo: il consumatore sa che non ha possibilità di pagare delle piccole rate mensili, decide quindi di vendere quelli che sono i suoi beni mobili o immobili per pagare tutti i debiti che aveva contratto.

Fato ciò il debitore può essere ammesso alla procedura che lo porterà a liberarsi dei debiti residui che ha nei confronti dei creditori. Il consumatore debitore deve però soddisfare alcune condizioni per avere l’esdebitazione:

  • aver cooperato al regolare ed efficace svolgimento della procedura;
  • aver fornito tutte le informazioni e la documentazione utile alla procedura;
  • essersi adoperato per il proficuo svolgimento delle operazioni;
  • non aver usufruito del beneficio dell’esdebitazione negli 8 anni precedenti alla richiesta;
  • non essere stato condannato in via definitiva, con sentenza passata in giudicato, per la violazione delle regole e dei principi che presidiano la disciplina dell’accordo o del piano del consumatore;
  • aver svolto, nei 4 anni successivi al deposito della domanda di liquidazione, un’attività produttiva di reddito adeguata alle proprie competenze e alla situazione di mercato;
  • aver cercato e non aver rifiutato senza giustificato motivo, nei 4 anni successivi al deposito della domanda di liquidazione, proposte di lavoro.

 

Il debitore deve inoltre aver soddisfatto, almeno in parte, i creditori con i quali aveva contratto dei debiti in un momento precedente al decreto con il quale è stata dichiarata aperta la procedura di liquidazione dei beni.

Ci sono poi alcuni casi, individuati dalla legge, in cui l’esdebitazione è esclusa:

  • è stato il debitore a concorrere alla situazione di sovraindebitamento, determinato da un ricorso colposo al credito, soproporzionato rispetto alle capacità del suo bilancio familiare;
  • il debitore, nei cinque anni precedenti alla procedura di liquidazione o nel corso della stessa, ha posto in essere atti in frode dei creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio patrimonio o simulazioni di titoli di prelazione, con lo scopo di favorire alcuni creditori a danno degli altri.

Inoltre l’esdebitazione non può operare né per i debiti derivanti da obblighi di mantenimento e alimentari né per i debiti da risarcimento del danno extracontrattuale, nonché per le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie rispetto ai debiti oggetto della procedura di estinzione.

Non è possibile ricorre a questa procedura anche nel caso di debiti fiscali che, nonostante abbiano causa anteriore al decreto di apertura della procedura, siano stati successivamente accertati per effetto della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi.

In aggiunta, il debitore deve presentare un ricorso al giudice entro l’anno successivo alla chiusura della procedura di liquidazione. Il giudice deve, a questo punto, sentire i creditori non integralmente soddisfatti e verificare le condizioni di ammissibilità dell’esdebitazione.

In presenza delle condizioni previste per la concessione dell’esdebitazione, il giudice dichiara inesigibili i crediti non integralmente soddisfatti nei confronti del debitore, fatta comunque salva la possibilità di proporre reclamo.

È bene infine precisare che il provvedimento con il quale è stata concessa l’esdebitazione può essere revocato su istanza dei creditori in qualsiasi momento dal giudice quando venga successivamente accertata la sussistenza di cause di esclusione del beneficio, oppure quando risulti che:

  • è stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo;
  • è stata sottratta o nascosta una parte rilevante dell’attivo;
  • sono state simulate attività inesistenti. Viene introdotto così il concetto di responsabilizzazione del credito.

 

Questa procedura prevede conseguenze penali. La nuova disciplina ribadisce infatti quanto previsto dal precedente articolo 19 per l’utilizzo indebito di questi strumenti, sia da parte del debitore, sia del professionista facente parte dell’organismo di composizione della crisi (O.C.C.) nell’ambito delle attestazioni che è tenuto a compiere, configurandosi così i reati di false attestazioni e false dichiarazioni.

A chi rivolgersi?

I soggetti a cui potersi rivolgere per poter accedere alla procedura di esdebitazione sono le associazioni di categoria quali, ad esempio, Adusbef – Aduc e le Camere di Commercio di zona che potrebbero fornire un elenco dei liberi professionisti abilitati alla redazione del piano.

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