Debiti

Essere cattivi pagatori con Facebook

facebook e debiti

Tutto cominciò quest’estate con un articolo apparso sul quotidiano francese Liberation, dal titolo: E se i miei amici di Facebook m’impedissero d’ottenere un prestito?
Il giornale diffondeva la notizia secondo cui la società di Mark Zuckerberg, avrebbe presentato una domanda agli enti competenti per richiedere informazioni finanziarie ai propri iscritti, con l’obiettivo di poterne misurare l’affidabilità creditizia.

Nessuna meraviglia per gli addetti ai lavori, che sanno bene come una parte della nostra vita sia nelle mani di Facebook, piattaforma sulla quale transitano  45 miliardi di messaggi al giorno. Un grande casellario sociale tarato sulle nostre passioni, uno spazio virtuale “intimo e personalizzato”, così lo definiscono i guru del social media marketing.

Non è nemmeno un segreto che le informazioni fornite ogni giorno dai comportamenti degli utenti, le tendenze, gli stili di vita, i gradimenti, i desideri, le proteste, vengano vendute a imprese private e società di servizi allo scopo di fornire indicazioni utili per elaborare piani di marketing.

Zuckerberg stesso ha dichiarato che nel 2014 il fatturato della società, fondata nel 2004 e proprietaria anche di WhatsApp e Instagram, è stato di 3,85  miliardi di dollari. Ogni utente FB genera:

  • 8,26 dollari di entrate negli Stati Uniti e in Canada,
  • 3,22 dollari in Europa,
  • 1,21 dollari in Asia,
  • 92 centesimi nel resto del mondo.

Secondo un’indagine commissionata da FB a Deloitte & Touche, il social network genera un giro d’affari di 227 miliardi di dollari. Era quindi nella logica delle cose che gli amministratori della piattaforma prendessero in considerazione anche il grado di solvibilità dei debitori con richieste dirette e un esame del loro profilo psicologico.

Quando si postano dei contenuti sui social media bisognerebbe sempre contare fino a dieci. La facilità di un click spesso cancella quel necessario momento di riflessione sulle eventuali conseguenze di ciò che postiamo, soprattutto se la nostra voglia di esprimerci è collegata a sentimenti forti, come l’amore o l’odio. Non ci leggono solo i nostri amici, ma possono leggerci anche il nostro datore di lavoro e, naturalmente, gli istituti di credito.

È notizia certa che nel Regno Unito le società incaricate di ricerche sui profili dei pagatori si informano non solo dello storico dei pagamenti delle bollette, dei film noleggiati, ma verificano anche gli account in rete.

Per fare un esempio semplice, se una persona continua a lamentarsi sulla sua bacheca delle proprie difficoltà lavorative, esistenziali e sociali, sicuramente verrà classificato come un soggetto a rischio, ugualmente a chi esprima ripetutamente desideri materiali al di fuori della propria portata, o renda nota in modo più o meno velato una propensione verso il gioco d’azzardo.

Si considera con sospetto, inoltre, la presenza eccessiva in termini di tempo sui social, se non legata a motivi professionali: da essa, in alcuni casi, si potrebbe dedurre o avere conferma della mancanza di un lavoro, e quindi di una bassa solvibilità.

Esistono naturalmente letture più complesse dei profili che vengono elaborate da psicologi specializzati nell’analizzare le migliaia di indizi disseminati a volte quotidianamente. Alcuni organi di stampa hanno definito non trasparente la richiesta presentata da Facebook agli enti americani che vigilano sulla rete: la raccolta delle informazioni sarebbe collegata non in modo diretto all’ambito del check up finanziario, ma alle procedure per ottenere della pubblicità a pagamento che dovrebbe promuovere le qualità personali e professionali degli utenti.

D’altro canto le domande inserite nel modulo di richiesta delle pubblicità a pagamento lasciano scarsi dubbi sull’obiettivo dell’iniziativa:

  • Siete mai stati protestati?
  • Avete dei mutui?
  • Se sì, siete in regola con le rate?

In un contesto simile diventano importanti anche i comportamenti dei nostri amici, i contatti FB con i quali abbiamo più interazioni: messaggi di posta, like, commenti. Un’evoluzione digital-finanziaria che fa venire in mente  il vecchio, ma a quanto pare sempre attuale,  proverbio popolare: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. È per questa ragione  che Liberation ha titolato: Et si mes amis Facebook m’empechaient d’obtenir un pret? (E se i miei amici di Facebook m’impedissero di ricevere un prestito?).

Eppure potrebbe non essere Facebook lo strumento ideale per questo tipo di ricerche. Alcune fonti sottolineano che il popolare social network sarebbe in crisi: secondo i dati di Global Web riportati dal Wall Street Journal, rispetto a un anno fa gli utenti che inseriscono contenuti nel profilo sarebbero meno del 50%  e sarebbero calati del 59% quelli propensi a condividere le proprie foto. La narrazione della propria vita quotidiana pare si stia spostando su WhatsApp e Instagram … ma non cambia molto, entrambe sono piattaforme di mister Zuckerberg.

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