Debiti

Segnalazione ai SIC, cancellazione e forme di finanziamento

Può succedere: una spesa imprevista, una svista, il lavoro che viene a mancare, oppure qualche acquisto di troppo ed il pagamento della rata salta.
Che si tratti di un finanziamento per comprare l’automobile, di un prestito personale o del mutuo per la casa, poco importa:  chi non rispetta le scadenze viene segnalato, dagli stessi istituti di credito, a specifici sistemi informativi sulla posizione creditizia dei clienti che ricorrono al credito.
In Italia questi sistemi fanno capo, da un lato a Banca d’Italia che dispone di una propria Centrale dei Rischi (CR), dall’altro ai Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC, ex centrali rischi private). Questi due tipi di istituto seguono, in parte, regole e logiche diverse. In questa sede riassumeremo brevemente quelle relative ai SIC, rimandando ad un successivo post l’approfondimento delle caratteristiche della Centrale Rischi di Banca d’Italia.

I SIC

Essere segnalati ai SIC come cattivi pagatori comporta, di fatto, per il debitore l’esclusione dal mercato del credito, compresa la possibilità di disporre di una carta di credito o di un libretto degli assegni.
In Italia i SIC sono tre, direttamente finanziati dal sistema di credito: la CRIF di Bologna, la CTC di Milano e l’Experian di Roma.

Accesso ai dati dei SIC

La disponibilità dei dati dei SIC è riservata a:

  • banche;
  • società finanziarie o di leasing;
  • imprese che, nell’ambito della propria attività commerciale o professionale, concedono dilazioni di pagamento nella fornitura di beni e servizi.

Questi soggetti li consultano ogniqualvolta una persona inoltra una richiesta di finanziamento, che verrà respinta nel caso si riscontrino passati ritardi nei pagamenti. Poiché le informazioni dei SIC sono condivise con tutto il sistema creditizio, rivolgersi ad un altro istituto non serve.

Tempistiche di segnalazione e conservazione dei dati

Secondo il Codice di Deontologia e buona condotta dei SIC entrato in vigore nel 2005 (il testo è consultabile sul sito Internet del Garante della Privacy), gli istituti di credito possono segnalare ai SIC solo i ritardi superiori alle due rate consecutive, informando il cliente con 15 giorni di preavviso.
La normativa di cui sopra stabilisce anche i tempi massimi di conservazione dei dati nei database dei SIC:

  • Richieste di credito. Una volta trasmesse ai SIC sono visibili per 6 mesi (1 mese in caso di rifiuto o rinuncia al finanziamento).
  • Morosità di due rate (o mesi) poi sanate. L’informazione è conservata per 12 mesi dalla data di regolarizzazione.
  • Morosità superiori a due rate (o mesi) poi sanate. Sono visibili per 24 mesi dalla data di regolarizzazione.
  • Morosità mai sanate. Restano visibili per 36 mesi dalla scadenza contrattuale o dall’ultimo aggiornamento.
  • Informazioni positive (che indicano, cioè, il pieno rispetto del piano di rimborso del finanziamento). Rimangono visibili per 36 mesi dalla cessazione del rapporto o dalla scadenza del contratto o dal primo aggiornamento del mese successivo a tali date.

Allo scadere dei tempi massimi di conservazione dei dati negativi, i SIC devono procedere alla loro cancellazione automatica.
Ciascun cittadino ha il diritto di accedere gratuitamente ai propri dati personali contenuti nei loro database (Art. 7 l. 196/2003, ex 675/1996) secondo le modalità indicate nei rispettivi siti Internet.

Come richiedere la cancellazione

Quali sono le conseguenze della segnalazione come cattivo pagatore?
Un esempio è la maggiore difficoltà orifiuto di ottenere un altro finanziamento da parte delle banche o la cessione del quinto dello stipendio. Uno dei motivi è quello di evitare il sovraindebitamento dei soggetti già segnalati attraverso la richiesta di un nuovo prestito.
Accade però che si venga erroneamente censiti in questi Sistemi di informazioni creditizie (Sic). Come fare quindi per avere la cancellazione?
Ci si può rivolgere a Crif, banche dati, Adiconsum, Assoutenti, Codacons o Federconsumatori per averne la rettifica.
Un cattivo pagatore è impossibilitato a richiedere qualsiasi tipologia di rapporto con la banca? La risposta è no. Per esempio, può fare richiesta di un conto corrente ed è a discrezione del singolo istituto concederne o meno l’apertura e, sempre per decisione di ogni banca, potranno rilasciare o meno carte di pagamento quali carte di debito o credito.
Prima di sottoscrivere un finanziamento, e per evitare di essere considerati cattivi pagatori, è sempre bene considerare il proprio Bilancio familiare, tenendo presente le spese correnti ed anche quelle che si potrebbero sostenere durante il periodo di pagamento del prestito.

Forme di finanziamento per cattivi pagatori

Il prestito da rimborsarsi mediante cessione del quinto è un finanziamento a tasso fisso che viene rimborsato tramite rate di importo costante pari appunto a un quinto dello stipendio o della pensione del richiedente. L’intermediario creditore, quindi, correrà minori rischi collegati all’insolvenza del debitore, poiché il rimborso verrà garantito dalla retribuzione o dalla pensione erogata dal datore di lavoro o dall’ente previdenziale, i quali avranno l’obbligo di trattenere le somme per versarle all’intermediario creditore. La cessione del quinto, allo stato attuale, è una delle più interessanti modalità per cattivi pagatori e protestati per ottenere un finanziamento.
Questo tipo di finanziamento è richiedibile da:
– lavoratori dipendenti(privati, pubblici o statali) con contratto a tempo indeterminato e determinato (in questo caso il contratto di finanziamento deve avere scadenza inferiore al contratto di lavoro)
 –  titolari di una pensione
La cessione del quinto deve comunque essere assistita da una polizza assicurativa contro il rischio vita e contro il rischio di perdita dell’impiego (questo solo per i lavoratori dipendenti). Il numero di rate mensili per un prestito di questo tipo può arrivare a 120.
Secondo la legge (cfr. art. 52 del d.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180) anche i lavoratori parasubordinati, in astratto e solo a determinate condizioni, potrebbero utilizzare questa metodologia di rimborso per i propri finanziamenti, a patto, in particolare, di poter dimostrare un reddito certo e continuativo. Nella pratica, questo tipo finanziamento non è attuabile per i lavoratori autonomi poichè viene automaticamente meno la garanzia del processo di rimborso.
Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, nell’eventualità che il prestito ottenibile tramite cessione del quinto non fosse adatto alle proprie necessità, è possibile richiedere anche un prestito con delega di  pagamento, il cui funzionamento risulta simile a quanto descritto in precedenza. La differenzia sostanziale verte sulla percentuale dello stipendio trattenuta come rimborso della rata, qui estendibile sino al 40% della retribuzione netta. Questo tipo di finanziamento deve comunque essere autorizzato dall’Amministrazione privata o pubblica di cui il richiedente è dipendente tramite una convenzione stipulata con il soggetto erogante. Il prestito con delega di pagamento dovrà essere garantito con un’ulteriore assicurazione sulla vita e sulla perdita dell’impiego.
La cessione del quinto può risultare una via percorribile per chi necessitasse di un finanziamento, nonostante l’esistenza di una segnalazione del soggetto quale cattivo pagatore o di protesti pregressi.

Consigli per non diventare cattivo pagatore

Le finanze di quanti ottengono un credito beneficiano certamente di una “boccata di ossigeno” nel breve periodo, ma per evitare che questa si trasformi in un cappio al collo a lungo termine è importante valutare attentamente motivazioni e modalità con cui si decide di contrarre un debito.

Come abbiamo già ricordato in un precedente post, la prima cosa da chiedersi è: “Perché mi sto indebitando?”. La questione non è affatto banale e dovrebbe prescindere dall’errato presupposto secondo cui tutti i debiti sono un male che andrebbe evitato. Difficilmente, infatti, un’attività produttiva potrà crescere e generare valore senza ricorrere all’indebitamento per fare, ad esempio, nuovi investimenti. Il tema, semmai, è puntare sugli investimenti giusti, ossia quelli compatibili con le entrate finanziarie disponibili e che, alla fine, si ripagano “da soli” consentendo una crescita effettiva.

Allo stesso modo, una famiglia che accende un mutuo per acquistare una casa, dovrà verosimilmente pagare una cospicua rata mensile per diverse decine d’anni ma, se la rata non è eccessiva rispetto al suo budget, alla fine si ritroverà un capitale di valore che, per altro, sopperisce ad un’esigenza fondamentale delle persone: quello di avere una dimora.

Aituazione ben diversa per chi ricorre a rateizzazioni o prestiti per acquistare un bene costoso e non necessario come, per esempio, un telefonino di ultima generazione, un’automobile sportiva o un pacchetto vacanze di lusso. Chi opera tali scelte “irrazionali” potrebbe facilmente ritrovarsi ad avere più creditori per un debito complessivo di ammontare ben superiore alla propria capacità di ripagarlo.

In questo caso potrebbero essere utili alcune accortezze, quali:

– Ricorrere al consolidamento debiti, uno strumento che consente di avere un’unica controparte per tutti i finanziamenti accesi (prestiti personali, finalizzati e mutui), con la possibilità di dilazionare nel tempo i pagamenti. Consente dunque di ridurre l’importo della rata mensile complessiva allungando i tempi previsti per il rimborso delle somme ricevute in prestito.

– Creare un piano di rimborso efficace, cercando di estinguere in primis i debiti di importo minore.

– Porsi obiettivi di rimborso a breve termine e realistici.

– Applicare quotidianamente alcune semplici  strategie di risparmio relative ad acquisti e consumi.

– Fare attenzione alle offerte di finanziamento commerciale, individuando fin da subito la loro reale portata attraverso un’attenta valutazione dei vari tassi d’interesse applicati: TAN e TAEG. L’acronimo TAN indica il tasso annuale nominale, ovvero quelli dovuti su un prestito al netto delle spese (di apertura pratica, quelle di incasso, quelle di assicurazione ecc.), che vengono indicate nel Taeg, tasso annuo effettivo globale.

La gestione dell’indebitamento, dunque, può non essere una cosa semplice, ma far quadrare i conti è, in molti casi, una questione di buon senso.

 

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