Famiglia

Il report di Bankitalia su redditi e ricchezze

Reddito, ricchezza, indebitamento e povertà sono solo alcuni degli indicatori presenti nell’ultimo rapporto biennale di Bankitalia dedicato alla situazione delle famiglie italiane. Il documento fa riferimento all’anno 2012 ed evidenzia gli effetti sempre più evidenti della crisi sul nostro sistema sociale.

Uno dei dati più rilevanti riguarda il reddito medio delle famiglie, in calo del 7,3% con una conseguente diminuzione del 6,9% per quanto riguarda la ricchezza media. Solo il 50% delle famiglie italiane può contare su un reddito mensile oltre i € 2.000, mentre ben il 20% dei nuclei familiari non va oltre i € 1.200 al mese. La fascia di età più ricca resta comunque quella tra i 55 e i 64 anni.

Uno dei fenomeni evidenziati dal rapporto riguarda la sempre maggiore polarizzazione delle classi sociali, con una contrapposizione sempre più netta tra cittadini benestanti e persone in difficoltà economica. Il 10% della popolazione infatti rappresenta le famiglie cosiddette “ricche“, detenendo ben il 46,6% della ricchezza netta totale, quota in aumento rispetto al 45,7% del 2010. Contestualmente si alza il livello di povertà che arriva al 16% dal 14,1% di due anni prima. Le categorie che hanno subito il maggior influsso negativo sono stati i lavoratori autonomi, seguiti dai lavoratori dipendenti.

Il rapporto studia anche la situazione di indebitamento delle famiglie, che resta abbastanza stabile negli ultimi anni, con un calo dal 27,7% del 2010 al 26,1% del 2012. La quota maggiore di debiti si riscontra tra le famiglie a reddito medio-alto con un capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, solitamente lavoratore indipendente. I debiti degli italiani sono per la maggior parte mutui, finalizzati all’acquisto o alla ristrutturazione dell’immobile, con un ammontare medio di € 51.000.

I dati quindi parlano chiaro, descrivendo una situazione di contrazione nei bilanci familiari degli italiani, che non considera l’ulteriore contrazione avvenuta nel 2013 evidenziata dalla diminuzione dei consumi primari. Preoccupante è l’aumento del tasso di povertà, che, in un circolo vizioso, rischia di far definitivamente sprofondare i consumi, danneggiando ulteriormente le famiglie. La diminuzione dell’indebitamento non fa che confermare la minor propensione dei cittadini all’investimento, a causa di un incertezza sempre più marcata verso il futuro e ad una minore erogazione di credito da parte di gran parte delle banche e degli istituti finanziari.

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