Famiglia

Fondi patrimoniali: quali vantaggi e quali limiti?

Nel diritto civile italiano, il fondo patrimoniale è un insieme di beni, beni mobili registrati, beni immobili o titoli di credito, che viene costituito dai coniugi o anche da un terzo, al fine di soddisfare i bisogni della famiglia. Va precisato che in realtà l’oggetto del vincolo non è il bene ma il diritto sul bene, pertanto può trattarsi anche di un diritto differente rispetto alla proprietà, come ad esempio l’usufrutto, l’enfiteusi o la nuda proprietà. La proprietà dei beni che costituiscono tale fondo spetta ad entrambi i coniugi, mentre non possono invece beneficiarne le coppie di fatto.

Si tratta di un vincolo posto nell’esclusivo interesse della famiglia e costituisce pertanto un patrimonio separato, la cui unica funzione è indirizzata a soddisfare il soddisfacimento dei bisogni del nucleo familiare, come ad esempio i diritti di assistenza, di mantenimento e di contribuzione. I frutti derivanti dai beni destinati al fondo entreranno a far parte del fondo stesso.

Un aspetto fondamentale di tale strumento risiede nel fatto che il fondo costituisce un patrimonio separato e pertanto sui beni oggetto del fondo non è possibile agire in nessun modo forzatamente. Gli stessi coniugi non possono disporre dei beni costituenti il fondo se non per scopi legati agli interessi della famiglia e nemmeno i creditori possono soddisfare i propri diritti rivalendosi sui beni del fondo per motivi estranei ai bisogni della famiglia. Ne consegue che, se il debito non ha rapporti con i bisogni della famiglia, gli eventuali creditori non potranno soddisfarsi sui beni del fondo.

È bene precisare che, soprattutto dopo il recente intervento legislativo del 2015, si presumono collegati al soddisfacimento delle esigenze familiari anche gli eventuali debiti contratti a causa della propria attività imprenditoriale o lavorativa e che l’onere della prova contraria viene lasciata al titolare.

Il D.L. 27 giugno 2015 n. 83, attraverso l’introduzione dell’articolo 2929-bis del codice civile, ha reso infatti possibile l’esecuzione forzata sia per i beni immobili che per i beni mobili registrati del debitore anche se questi ultimi erano stati sottoposti ad un vincolo di indisponibilità derivato dalla costituzione di fondo patrimoniale, senza che sia necessaria la preventiva sentenza che dichiara l’inefficacia del vincolo o del trasferimento nel caso in cui il vincolo sia sorto successivamente al sorgere del credito. L’unica condizione richiesta affinché il potere del creditore possa manifestarsi è che quest’ultimo provveda alla trascrizione del pignoramento entro il termine di un anno dalla data di trascrizione dell’atto.

In pratica, i creditori, e primi fra tutti le banche, a differenza di quanto avveniva in passato, al fine di far dichiarare l’inefficacia del fondo, non sono più tenuti ad introdurre un procedimento giudiziario di revocatoria.
Inoltre, con ordinanza 24 febbraio 2015 n. 3738, la Cassazione ha sottolineato che anche se il debito è stato contratto nel contesto dello svolgimento di un’attività imprenditoriale, ma in ogni caso indirizzata a soddisfare i bisogni del nucleo familiare, i beni costituiti nel fondo non possono essere sottratti all’azione esecutiva. All’interno dei bisogni familiari vengono fatte rientrare anche le attività rivolte allo sviluppo della famiglia e alla crescita della sua capacità lavorativa, con la sola esclusione delle esigenze considerate voluttarie oppure caratterizzate da interessi esclusivamente di tipo speculativo.

Il fondo può essere costituito da entrambi i coniugi, da uno solo dei due coniugi oppure da un terzo, sia attraverso un atto pubblico che per mezzo di un testamento. Affinché il fondo possa essere costituito è necessario essere in presenza di matrimonio. L’atto costituito in favore di due fidanzati che hanno intenzione di sposarsi sarà quindi condizionato alla celebrazione del matrimonio stesso. 
La costituzione del fondo, riportante la data del contratto, la generalità dei contraenti e il notaio rogante, così come le sue eventuali e successive modifiche, vanno annotate a margine dello stesso atto di matrimonio conservato all’interno dei registri del comune in cui è stata celebrata l’unione.

Inserire dei beni in fondo patrimoniale vuol dire apporre sugli stessi beni un vincolo di destinazione motivato dal soddisfacimento dei bisogni della famiglia, senza che per fare questo sia necessario il trasferimento della proprietà. Pertanto il conferimento dei beni può avvenire in due differenti modi: ogni coniuge può restare proprietario in via esclusiva del bene oppure, in alternativa, si può scegliere di conferire la proprietà del bene ad entrambi i coniugi.

Il vincolo di destinazione che caratterizza il fondo patrimoniale comporta che i beni conferiti ad uno specifico fondo possono essere destinati al soddisfacimento dei bisogni di una singola famiglia e non possano in nessun caso formare oggetto di più fondi destinati alla soddisfazione dei bisogni di più famiglie. Al contrario, per soddisfare le esigenze di una stessa famiglia, è anche possibile costituire più di un fondo.

La costituzione del fondo deve necessariamente avvenire con atto pubblico attraverso la stipula di una convenzione e in presenza di due testimoni. Lo stesso notaio provvederà all’annotazione a margine dell’atto di matrimonio e alla trascrizione negli appositi Registri immobiliari.
 Se, all’interno del nucleo familiare, non vi sono figli minori, per poter alienare o per poter disporre dei beni del fondo è sufficiente il consenso di entrambi i coniugi. In presenza di figli minori, oltre al consenso dei coniugi, è invece necessaria anche l’autorizzazione del giudice.

Gli effetti del fondo patrimoniale cessano in caso di morte di uno dei due coniugi, in caso di annullamento del matrimonio, in caso di separazione oppure in caso di divorzio. In presenza di figli minorenni, il fondo ha comunque efficacia fino al raggiungimento della maggiore età dei figli.

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