Lavoro

È possibile un percorso di studi alternativo e profittevole?

La disoccupazione giovanile è ormai un problema sconfortante e, in molti casi, l’offerta formativa disponibile non è più in grado di fornire preparazione e strumenti adeguati ad affrontare il mercato del lavoro. Spesso le università stesse vengono additate a “laureifici” ed i giovani sono in forte difficoltà in un contesto in cui, se l’Italia piange, l’Europa non ride. Al tempo stesso, in ogni città nascono iniziative che premiano l’imprenditorialità e lo sviluppo di nuove idee da parte delle nuove generazioni. Pochi, però, ragionano davvero sull’importanza di un percorso formativo adeguato per affrontare il nuovo contesto economico di mercato.

La verità è che si cercano competenze specifiche e verticali in un’epoca in cui la formazione è spesso generica e trasversale.
Le aziende cercano per lo più esperti “strumentali”, dal pizzaiolo professionista allo sviluppatore di applicazioni per smartphone. Quello che il mercato rifiuta è la competenza generalista. Ne è un esempio la classica trafila da stagista alias “manovalanza a basso costo”, in cui l’azienda non vuole spendere denaro per formare figure troppo poco preparate e il candidato si sente mortificato da mansioni e retribuzioni inadeguate al suo titolo di studio. Che fare? I consigli sono tre:

  • Ibridare formazione e lavoro: non possiamo più permetterci di attendere la fine della formazione “classica” per cominciare quella “sul campo”. Dobbiamo invece pensare a momenti di apprendimento continuativo e condiviso in cui l’azienda entra all’università, e viceversa.
  • Investire sul futuro e sull’eccellenza: anche se non è possibile generalizzare, molti studenti con una laurea triennale seguita da un master, dimostrano (almeno) pari competenza di quelli che hanno sviluppato un percorso similare, condito però anche da una laurea specialistica. È tempo di pensare ad una formazione più leggera, mirata e agile?
  • Tornare agli strumenti: purtroppo sono ancora pochi i giovani che sanno “maneggiare” davvero gli strumenti, artigianali o digitali che siano, che consentono la progettazione e l’esecuzione di attività figlie del “saper fare”.

In un periodo così delicato, che più di tutti è rappresentato dal termine “precarietà” (di lavoro, di contratti, di relazioni, di attività produttive) è importante ricordare che la formazione è un investimento importante e non sempre a buon mercato. Non è raro che le persone ricorrano a prestiti per conseguirla ed è dunque fondamentale capire su cosa puntare, seguendo in primis le proprie passioni, ma anche cercando di rendere queste ultime sostenibili e profittevoli nel lungo periodo.

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