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I possibili rimedi in caso di protesto

Qualche giorno fa abbiamo introdotto il tema del protesto, descrivendone la natura e le conseguenze che ne possono derivare. Vediamo ora, una volta esistente il protesto, come ci si può adoperare per porre rimedio alle conseguenze da esso derivanti.

Occorre intanto distinguere il caso in cui il protesto riguardi una cambiale o un assegno.

Ebbene, nel primo caso, il debitore, che entro un anno dal protesto abbia eseguito il pagamento di una cambiale tratta o di un vaglia cambiario, può chiedere la cancellazione depositando richiesta formale indirizzata al Presidente della Camera di Commercio territorialmente competente (quella avente sede nella provincia in cui sono stati messi in atto i protesti) presso l’ufficio protesti.

In caso di rifiuto, l’interessato potrà ricorrere al Giudice di Pace del luogo di residenza. Nel caso in cui il pagamento venga effettuato oltre 1 anno dal protesto, si potrà ottenere la cancellazione solo a seguito della riabilitazione. Si dovrà, quindi, presentare, richiesta di riabilitazione al Presidente del Tribunale della provincia di residenza. Ottenuto il provvedimento di riabilitazione, il debitore avrà diritto alla cancellazione.

Per quanto riguarda gli assegni, la normativa vigente non prevede l’immediata cancellazione del protesto a seguito del pagamento. Pertanto, se il debitore protestato ha effettuato il pagamento dell’importo corrispondente al titolo e non abbia subito ulteriore protesto, ha diritto ad ottenere la riabilitazione solo trascorso 1 anno dal giorno della levata del protesto. Solo allora potrà presentare richiesta di riabilitazione al Presidente del Tribunale della provincia di residenza e, una volta ottenuto il provvedimento, dovrà presentare all’ufficio protesti istanza per ottenere la cancellazione dal registro informatico protesti.

Inoltre, in riferimento agli assegni bancari e postali, è opportuno ricordare che il mancato pagamento comporta l’applicazione di sanzioni amministrative previste dalla lg 386/1990. In particolare, se entro 60 gg dalla presentazione all’incasso il debitore non provvede al pagamento dell’importo dell’assegno comprensivo della penale, degli interessi e delle spese del protesto, l’Ufficiale Giudiziario che ha effettuato il protesto è tenuto ad inviare alla Prefettura territorialmente competente il nominativo del soggetto. La Prefettura stabilirà una sanzione pecuniaria e provvederà alla segnalazione alla Banca d’Italia ai fini dell’inserimento nella Centrale di Allarme Interbancaria.

E’ evidente come situazioni complesse e difficili come quella del protesto, possano essere risolte soprattutto agendo in tempi rapidi entro i termini definiti dalla Legge. CrediFamiglia consiglia di agire sempre con tempestività, ricercando la soluzione migliore per i problemi legati alla gestione dei propri debiti, incoraggiando un rapporto etico e trasparente tra creditore e debitore.

Foto CC di comedy_nose da Flickr

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