Prestiti

In aumento i prestiti alle famiglie

“La situazione economica migliora”, lo ha detto Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, nel suo discorso depositato al Monetary and Financial Committee (Imfc), organo operativo del Fondo Monetario Internazionale.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Banca d’Italia che nel suo ultimo bollettino economico del 17 aprile sottolinea: “In Italia si sono intensificati i segnali congiunturali favorevoli, anche se deve ancora consolidarsi il riavvio del ciclo economico. Nell’ultimo trimestre del 2014, pur a fronte di una stazionarietà del prodotto, i conti nazionali confermano l’espansione dei consumi delle famiglie, l’accelerazione delle esportazioni e segnalano una lieve ripresa dell’accumulazione di capitale, in particolare per macchinari e mezzi di trasporto. Nei primi mesi dell’anno in corso l’andamento dell’attività industriale è ancora incerto, ma si riscontra un netto miglioramento della fiducia di famiglie e imprese”.

Punti di vista che sembrano trovare una corrispondenza nei dati relativi ai prestiti alle famiglie e alle imprese che sono in aumento: dalla fine del 2007 (prima dell’inizio della crisi) ad oggi i prestiti all’economia sono passati da 1.673 a 1.820 miliardi di euro, quelli a famiglie e imprese da 1.279 a 1.409 miliardi di euro. A marzo 2015 l’ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, pari 1.820 miliardi di euro, è superiore, di quasi 121 miliardi all’ammontare complessivo della raccolta da clientela, che è di 1.699 miliardi di euro.

La Banca d’Italia in una sua nota commenta così l’andamento del credito per le famiglie e le imprese: “Nel primo trimestre del 2015 è proseguito l’allentamento dei criteri di offerta dei prestiti a imprese e famiglie, beneficiando principalmente della maggiore pressione concorrenziale tra le banche e del miglioramento della posizione di liquidità degli intermediari . Il miglioramento delle politiche creditizie si è tradotto soprattutto in una ulteriore riduzione dei margini applicati alla media dei prestiti e, per le erogazioni alle imprese, in un lieve aumento dell’ammontare concesso. Per il trimestre in corso (aprile-giugno ndr) gli intermediari si attendono un ulteriore, lieve allentamento delle condizioni di offerta dei prestiti alle imprese; i criteri di offerta si manterrebbero invariati per i prestiti alle famiglie. Secondo le valutazioni degli intermediari, la domanda di prestiti da parte delle imprese è rimasta invariata, quella delle famiglie è aumentata. Nel trimestre in corso la domanda di finanziamenti, sia delle imprese sia delle famiglie, si dovrebbe rafforzare in misura significativa”.

Fra i diversi elementi che hanno contribuito a guardare con fiducia all’economia e al rapporto con gli istituti bancari, il calo dei prezzi del greggio, un più basso tasso di cambio dell’euro e una riduzione dei tassi d’interesse. A marzo 2015 il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato del 3,56%, segnando un minimo storico rispetto al 6,18% della fine del 2007. Il tasso medio sulle nuove operazioni per mutui casa si è fermato intorno 2,70% (era 5,72% a fine 2007). E il potere d’acquisto delle famiglie, pur diminuendo rispetto al trimestre estivo (-0,5 %), “si è confermato su livelli più elevati di quelli della prima parte del 2014, beneficiando anche delle misure a favore delle famiglie con reddito medio-basso introdotte nella legge di stabilità”.

Il quadro naturalmente non è ancora del tutto roseo, perché molti sono ancora i debitori che non riescono a pagare i debiti. La rischiosità dei prestiti è cresciuta: le sofferenze lorde a febbraio 2015 erano pari a 187,3 miliardi di euro, rispetto ai 185,5 di gennaio.

Per la Banca d’Italia dobbiamo attendere ancora un po’: “Il rapporto tra debito e prodotto dovrebbe iniziare a ridursi dal 2016 (…). L’uscita dell’Italia dalla lunga recessione richiede misure incisive dal lato sia della domanda che dell’offerta. L’impulso fornito dalle politiche macroeconomiche si è accentuato significativamente negli ultimi trimestri e ha creato i presupposti per una ripresa della domanda interna, oltre a consolidare i benefici di quella estera. Per sostenere la crescita nel medio termine e conseguire un aumento duraturo dell’occupazione è però indispensabile un rilancio del prodotto potenziale. A tale scopo è essenziale proseguire nell’azione di riforma: il miglioramento del contesto normativo e delle condizioni per investire può incidere sulla capacità delle imprese italiane di rispondere e adattarsi con successo ai cambiamenti strutturali in atto nell’economia mondiale.”

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