Debiti

Indebitarsi per curarsi

Il tema è di quelli delicati, perché tocca la sfera più importante della nostra vita sociale e familiare: la salute. Per curarci spendiamo in media dai 2000 ai 2400 euro all’anno, secondo uno studio condotto da un’associazione di consumatori su un campione di 1685 famiglie italiane. L’indagine mette in evidenza che quasi un italiano su due rinuncia alle cure mediche per problemi economici, precisamente il 46% del campione. Un altro 13%, invece sceglie di richiedere un prestito e si indebita per tutelare la propria salute.

Spese odontoiatriche e sanitarie

Al primo posto nel bilancio delle spese sanitarie c’è il dentista. La maggioranza delle persone vi ricorre almeno una volta all’anno con una spesa media di 1385 euro.  Le cure odontoiatriche sono coperte solo in minima parte dal sistema sanitario nazionale che se ne fa carico per i minori di 14 anni, per le famiglie a basso reddito e per una serie di categorie speciali definite nei siti delle Asl. Il 38% del campione per problemi economici rinuncia all’otturazione o all’impianto: circa 4 italiani su 10.

Altri ambiti costosi sono la riabilitazione,  che a 1 italiano su 5 è costata 540 euro all’anno, e le spese oculistiche per le quali 1 su 2  ha speso 440 euro.  Il 20%, inoltre, ha sborsato 430 euro per cure ortopediche e 400 per visite specialistiche. Rientrano nella categoria delle spese sanitarie anche i trattamenti di bellezza in senso lato (non sono rari  i prestiti finalizzati a operazioni di chirurgia estetica), la cura e l’assistenza ai malati terminali e alle persone non autosufficienti, e gli interventi chirurgici in strutture private. Molte persone si rivolgono ad ambulatori o cliniche private per evitare di dover aspettare mesi o a volte anni per un intervento o una visita. Di fronte all’urgenza della cura e a tempi d’attesa biblici, come per esempio 2 anni per una protesi all’anca o 10 mesi per una  cataratta, il paziente decide di indebitarsi anche se avrebbe diritto al ricovero negli ospedali pubblici

Spese in medicinali

Secondo un altro studio, sarebbero 28.000 i prestiti erogati da banche e finanziarie per far fronte alle spese mediche, con importi che variano dai 2000 ai 20.000 euro. Si indebitano di più gli uomini, il 61%, rispetto alle donne, il 39%. Chi contrae un debito collegato a ragioni che hanno a che vedere con la salute e la cura della persona, ha un’età media di 44 anni, e nel 67% dei casi svolge un lavoro dipendente, mentre nell’11% è un pensionato. Secondo un’altra fonte al primo posto non ci sarebbero le cure odontoiatriche: “La prima voce di spesa sanitaria privata, secondo i nostri dati, è comunque quella per i farmaci – ha dichiarato in una recente intervista a un quotidiano nazionale Tonino Aceti coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato. Siamo a conoscenza  di casi di persone che hanno chiesto  un prestito per comprare i nuovi farmaci  contro l’epatite C, risolutivi ma molto costosi, che al momento lo Stato rimborsa solo per alcune condizioni cliniche. Numerosi pazienti si indebitano  per acquistare farmaci innovativi oncologici, che gli  ospedali  dispensano gratuitamente  solo se il loro budget lo consente. In generale, in questo momento, vediamo  a tutti i livelli della Sanità un’attenzione spasmodica alla tenuta dei conti, mentre le famiglie chiedono che il servizio sanitario sia di sostegno ai loro redditi.”

La soluzione al problema

La soluzione al problema, sostengono gli economisti più attenti, non verrà però dal sistema sanitario nazionale, già in crisi e al limite delle sue possibilità di copertura, ma da una nuova impostazione del bilancio familiare che dovrà tener conto della quota da destinarsi alla cosiddetta sanità integrativa: una forma di assicurazione, già ampiamente diffusa negli Stati Uniti e in altri stati,  che permette di integrare o sostituire le prestazioni della sanità pubblica.  Oltre l’80% degli italiani non possiede una tutela di questo tipo. Quei pochi che ne beneficiano sono per il 55% lavoratori dipendenti e per il 15% lavoratori autonomi; 1 cittadino su 4 a Nord Ovest; 1 cittadino su 7 a Nord Est; 1 cittadino su 5 al Centro; 1 cittadino su 15 al Sud. Il modello di welfare integrativo italiano, al di là della sua diffusione, dovrà migliorare nei prossimi anni anche sotto l’aspetto del livello di spesa intermediata che attualmente è inferiore del 30% alla media UE. Solo un fondo sanitario integrativo su 3 copre tutti i ricoveri: il 35% copre i grandi interventi chirurgici, il 39% i grandi interventi ed alcuni ricoveri, mentre solo il 26% copre tutti i ricoveri.

Iscriviti alla newsletter

Premendo il pulsante di invio dichiaro di aver preso visione delle Web Privacy Policy ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679. I dati personali forniti saranno acquisiti da Banca IFIS S.p.A. che li tratterà, in qualità di Titolare, esclusivamente per adempiere alla richiesta.