Prestiti

Intermediari finanziari: novità in arrivo

Controlli più severi per gli intermediari finanziari. Lo stabilisce una recente legge che introduce nuove forme di controllo “per applicare agli intermediari finanziari, con i necessari adattamenti, lo stesso regime prudenziale di misurazione e controllo dei rischi delle banche, in modo da assicurare il mantenimento della ‘vigilanza equivalente’ e presidiare – in linea con gli orientamenti internazionali – i rischi dello shadow banking”.

Cos’è il shadow banking?

Il sistema bancario ombra è definito  come un “sistema di intermediazione creditizia che coinvolge entità al di fuori del sistema bancario tradizionale”.

Il riferimento è ad enti che, operando al di fuori del sistema bancario tradizionale, sono impegnati ugualmente in:

  • attività di finanziamento e deposito;
  • trasferimenti di rischio del credito;
  • utilizzo diretto e indiretto della leva finanziaria;
  • attività di cartolarizzazione, prestito titoli e pronti contro termine.

Quali sono i rischi?

I rischi dello shadow banking riguardano principalmente:

  • elevata leva finanziaria;
  • elusione di regole e arbitraggi normativi;
  • “corsa al ribasso”, perché le banche e altri intermediari inseguono le banche ombra e spingono alcune operazioni oltre i limiti regolamentari.

Quali società rientrano?

Le società che rientrano nello shadow banking sono, per esempio:

  • le società che svolgono operazioni di cartolarizzazione;
  • le Spv, Special purpouse vehicle;
  • i Mmf, i Money Market Fund;
  • gli Etf, Exchange traded fund a leva;
  • tutte le società che svolgono attività di prestito titoli e di pronti contro termine.

Le nuove norme in  tema di vigilanza terranno conto delle dimensioni degli intermediari, riservando a quelli definiti “minori”,  con un attivo fino a 250 milioni, alcune facilitazioni di ordine organizzativo.
L’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di concessione di finanziamenti e dell’attività di riscossione dei crediti ceduti e servizi di cassa e di pagamento nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione deve essere richiesta, a seguito della nuova disciplina, prima dell’iscrizione nel registro delle imprese: i promotori sono tenuti, prima della stessa stipulazione dell’atto costitutivo, ad informare la Banca d’Italia della propria iniziativa, illustrandone le caratteristiche e sottoponendo un programma di attività.

L’ammontare del capitale minimo è stato innalzato: due milioni di euro per gli intermediari finanziari che esercitano attività di concessione di finanziamento senza rilascio di garanzie, 3 milioni in caso di esercizio di tale attività; 1,2 milioni di euro per gli intermediari che adottano la forma di società cooperative a mutualità prevalente senza rilascio di garanzie.

Sentenza Corte di Cassazione

Su un altro versante, quello giudiziario, va segnalata un’interessante pronuncia della Corte di Cassazione che tocca da vicino il mondo degli operatori del credito e i loro clienti: la sentenza  18612 del 22 settembre scorso che ha riconosciuto il concorso di colpa del cliente troppo “amico” del family banker.

Il ricorso dell’investitore per il rimborso delle somme sottratte dal suo consulente di fiducia,  e anche il mancato guadagno che ne è derivato, è stato bocciato. I giudici hanno giudicato imprudente e troppo confidenziale il suo comportamento: non solo in una serie di incontri aveva consegnato senza alcuna forma di ricevuta circa 200.000 euro, ma aveva anche incaricato l’intermediario di occuparsi della corrispondenza che la banca gli indirizzava, in pratica consegnava a lui le comunicazioni dell’istituto senza nemmeno leggerle. Al promotore aveva anche consegnata la matrice di una vincita al SuperEnalotto e questi l’aveva incassata senza naturalmente versarla in conto, come del resto aveva fatto per le altre somme ricevute.

Caratteristiche del Consulente

 Il ragionamento della Suprema Corte si è soffermato sulle caratteristiche del rapporto intercorrente fra i due . Il family banker può essere una persona competente, cortese, simpatica, ma svolge un’attività lavorativa che segue delle regole precise a garanzia del cliente e della banca.

In altre parole ciò che sarebbe ammesso per un parente o un amico, non lo è all’interno di una relazione professionale. Per questo i giudici non solo hanno riconosciuto il concorso di colpa ma hanno anche escluso il risarcimento del mancato guadagno. La motivazione della sentenza è molto chiara ed è destinata a suscitare un interessante dibattito sui confini fra gentilezza e informalità: “In tema di intermediazione finanziaria la violazione da parte del promotore finanziario degli obblighi di comportamento che la legge pone a suo carico non esclude la configurabilità di un concorso di colpa dell’investitore, e la correlata  proporzionale riduzione della responsabilità dell’intermediario autorizzato, qualora il comportamento del cliente presenti anomalie significative, ovvero questi, pur essendo perfettamente a conoscenza  del complesso “iter” funzionale alla sottoscrizione dei programmi d’investimento, ometta di adottare l’ordinaria diligenza, ponendo in essere direttamente comportamenti o avallando comportamenti  del promotore devianti rispetto alle ordinarie regole del rapporto professionale tra cliente e promotore, contravvenendo alle regole concernenti le modalità di affidamento del capitale da investire, espressamente indicate nelle proposte di sottoscrizione di valori mobiliari, o in altro contribuendo al verificarsi dell’evento dannoso”.

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