Famiglia

Istat: aumenta l’indice di fiducia dei consumatori?

L’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, ha reso noto nelle scorse settimane che l’indice di fiducia dei consumatori a ottobre è aumentato, toccando quota 116,9 rispetto ai 113 punti del mese precedente.

Un dato positivo che il premier Matteo Renzi ha commentato così: “Per la prima volta dopo anni c’è in Italia un cambiamento di clima profondo. Come certifica l’Istat, la fiducia dei consumatori e delle imprese è tornata a livelli pre-crisi. L’Italia ci crede, noi ci siamo. Questi dati sono solo l’antipasto,  la pagina migliore per l’Italia verrà nei prossimi mesi”.
E il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio ha aggiunto: “I dati sui consumi, sulla fiducia e perfino sul mercato immobiliare ci dicono che il Paese ricomincia a credere in se stesso. Abbiamo sempre detto che lavorando ogni giorno sui problemi, cercando di portare avanti le soluzioni con disciplina si poteva riacquistare la fiducia della gente, delle famiglie e delle imprese“.

L’indice Istat tiene conto di diversi fattori, è il risultato di stime complesse che comprendono anche la fiducia economica, che da 143,9 sale a  153, quella personale, passata da 103,6 a 103,9, quella corrente, da 108,0 a 109,3, e quella futura, da 122,3 a 127,1.

Migliorano anche le aspettative sull’attuale situazione economica del Paese, da -46 a -32 e da 15 a 2, e diminuiscono le attese di disoccupazione: a -2 da 6.

Cosa pensano le Associazioni dei Consumatori?

Tutto bene quindi? Non secondo le associazioni dei consumatori, che hanno sottolineato come il potere d’acquisto delle famiglie italiane sia diminuito del 13,4%. Per questo si è assistito a un taglio dei consumi, nel triennio 2012-2013-2014, di ben il -10,7%, che ha comportato anche la rinuncia a cure e prodotti alimentari. Inoltre ci sarebbero ancora diversi nuclei familiari che vivono in condizioni drammatiche.

Per Federconsumatori e Adusbef:  “Nonostante gli appelli ad una maggiore responsabilità, l’Istat continua ad effettuare le proprie rilevazioni lontano dal nostro Paese, sicuramente in qualche ricco emirato arabo, tra sceicchi e alti dirigenti. Come denunciamo da tempo, per imprimere una vera inversione di tendenza all’andamento economico è indispensabile una politica di rilancio che agisca principalmente sul versante occupazionale, con l’avvio di un piano straordinario per il lavoro in grado di restituire speranza e prospettive al Paese. La diffusione di dati ottimistici e poco realistici non aiuta in tal senso, semmai fornisce un concreto alibi al Governo per non intervenire. Per questo chiediamo maggiore serietà da parte degli istituti e dei centri studi”.

Anche altri commentatori hanno manifestato più di qualche dubbio sull’indagine presentata dall’Istat. È stato rimarcato che non si può dedurre tout court un aumento di fiducia dalle intenzioni di acquisto, perché in una crisi che dura da diversi anni, famiglie e aziende hanno cercato di massimizzare l’utilizzo dei prodotti. In altre parole, non si sono acquistate nuove automobili, e anche le aziende hanno rimandato l’acquisto di nuovi macchinari, ma si arriva poi a un punto in cui l’utilizzo non è più possibile o la riparazione antieconomica. Quindi l’intenzione di acquistare dei prodotti, dopo una lunga crisi, sarebbe una necessità più che un sintomo di fiducia. Una circostanza confermata dall’immobilismo del mercato edilizio.

Dove sta la verità?

La verità, come spesso accade, potrebbe stare nel mezzo. Se si guarda alla crescita del Pil, un indicatore da tutti ritenuto centrale per l’economia del paese e le prospettive future, ci si può rendere conto, sempre grazie ai dati diffusi dall’Istat, che nel terzo trimestre 2015 è cresciuto ma di poco, cioè del 0,2% rispetto allo 0,9% dell’anno scorso. D’altra parte l’incremento annuo del Pil sfiorerà, per la prima volta da quattro anni a questa parte, l’1%.

Fonti governative hanno manifestato fiducia nel raggiungimento dello 0,9% di crescita del Pil per il 2015: “Siamo “on track” (sulla via) per raggiungere gli obiettivi annuali sui conti pubblici”. Gli analisti ritengono infine che la crescita, seppur contenuta, nel terzo trimestre è stata favorita dal mercato interno, ma non dalle economie dei paesi esteri: nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,4% negli Stati Uniti e dello 0,5% nel Regno Unito; in termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2% negli Stati Uniti e dello 2,3% nel Regno Unito.

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