Lavoro

Jobs act: le novità sulla riforma del lavoro

Il Jobs Act ha dato inizio ad una riforma del mondo del lavoro in Italia, con una serie di decreti a partire dal 2014. Gli aspetti più consistenti della riforma sono stati trattati dal D.L. 34/2014 che è meglio conosciuto col nome di “Decreto Poletti” e dalla conseguente legge n. 183 del 10 dicembre del 2014.
Con questo nuovo pacchetto di regole, l’intenzione chiara del Governo Renzi è stata quella di dare inizio ad un iter che snellisse in maniera considerevole la burocrazia legata alla regolamentazione del lavoro, introducendo processi unici e contratti a tutele crescenti che tengono conto della durata dell’impiego.
La riforma del lavoro Renzi mira a uniformare il lavoro italiano agli standard dei paesi più industrializzati del pianeta, creando nuove condizioni per un auspicato sviluppo in termini di produttività, competitività e maggiori possibilità di impiego.
In linea con le sempre crescenti esigenze di dinamismo e flessibilità anche a livello legislativo, il Jobs Act è stato concepito come un processo in divenire che, attraverso vari decreti, si completa, andando a regolamentare i diversi settori dell’impiego e spostando la lente d’ingrandimento, di volta in volta, sulle varie categorie di lavoratori.
Nel 2015 il Governo si è concentrato sulla riforma del lavoro, con decreti che hanno superato l’approvazione delle camere in vari step e sono entrati in vigore in diversi periodi dell’anno. Nel 2016 il pacchetto più consistente di riforme è datato 10 giugno, quando il Consiglio dei Ministri ha sancito l’approvazione preliminare di un decreto legislativo che contiene sia norme integrative che correttive per la Riforma del Lavoro.

Con il decreto legislativo del 10 Giugno 2016 il Governo Renzi ha modificato in maniera significativa alcuni aspetti della Riforma del Lavoro. Gli interventi più consistenti riguardano lo stato di disoccupazione, i contratti di solidarietà e i voucher lavoro INPS per i lavoratori occasionali. Sono state introdotte, inoltre, nuove regole per la categoria dei lavoratori diversamente abili.
Analizzando più nel dettaglio il decreto, ecco alcune delle principali novità del 2016.
Una modifica al D.Lgs. n.148 del 2015 ha riguardato i contratti di solidarietà che possono adesso essere trasformati da difensivi in espansivi, con il chiaro intento di favorire non solo l’aspetto solidale ma anche lo sviluppo imprenditoriale, mediante l’inserimento di figure professionali in possesso di esperienze e know-how di valore.
Nati per salvare posti di lavoro in aziende dove il numero di esuberi costituisce un ostacolo insormontabile, i contratti di solidarietà stanno gradualmente diventando un’opportunità anche per chi investe nel lavoro e cerca le condizioni più vantaggiose per avere manodopera qualificata. La modifica del decreto legislativo del 2015 può essere applicata ai contratti di solidarietà difensiva attivi almeno da un anno o che siano stati stipulati in data antecedente al 1 Gennaio 2016. Per poter aderire alla normativa, inoltre, la riduzione degli orari di lavoro non può superare per numero di ore quella già concordata nel precedente contratto di natura difensiva.
Per i lavoratori si prevede un’integrazione salariale del 50%, rispetto all’integrazione definita nel contratto di solidarietà antecedente alla trasformazione. L’integrazione è a carico del datore di lavoro e non è imponibile. La gestione previdenziale di pertinenza si farà carico delle quote perse sul trattamento di fine rapporto, durante il periodo del contratto di solidarietà, mentre il datore di lavoro potrà beneficiare di un bonus contributivo del 50% sulla contribuzione addizionale prevista a suo carico.
Tra gli aspetti più positivi e funzionali allo sviluppo dei contratti di solidarietà espansivi, vi è la possibilità per i datori di lavoro di avere una riduzione del 35% sulla contribuzione, per un periodo che non superi i 24 mesi, in caso di contratti di solidarietà siglati con l’intento di scongiurare gravi ricadute occupazionali.
Le modifiche 2016 al Jobs Act riguardano in special modo anche i lavoratori vicini al pensionamento che accettano contratti di solidarietà. Ad essi è garantito il diritto di accesso alla pensione se hanno raggiunto la soglia di contributi minimi necessari e la loro età è di massimo 2 anni inferiore a quella prevista dalla legge per avere diritto alla pensione.

Il decreto legislativo correttivo del Jobs Act è intervenuto anche sullo stato di disoccupazione, allo scopo di combattere le diverse forme di lavoro nero, portando l’Italia a standard europei accettabili. Sono state introdotte anche regole di compatibilità che permettono, in alcuni scenari, ai lavoratori aventi diritto allo stato di disoccupazione di conservare il loro status anche nel caso in cui essi forniscano prestazioni occasionali limitate nel tempo, con voucher INPS. I redditi alternativi devono però non superare la soglia definita “esigua” e cioè inferiore al reddito principale, dal quale vanno escluse le imposizioni.

Tornando al tema caldo dei voucher INPS, ecco cosa cambia dopo le modifiche alla Riforma del Lavoro del 2016. Il Governo Renzi ha inteso rendere sempre più solido questo meccanismo contributivo che assicura numerosi vantaggi in termini di flessibilità ma che ha evidenziato qualche criticità soprattutto sotto l’aspetto del monitoraggio.
Da Giugno 2016 il Governo ha imposto che tutti i voucher lavoro emessi siano pienamente tracciabili e dovranno essere obbligatoriamente attivati e comunicati 60 minuti prima dell’inizio della prestazione del lavoratore occasionale.
Fin dalla loro introduzione, i buoni lavoro hanno fatto registrare incrementi percentuali significativi e il loro aumento record del 2016 (+ 45,6%) ha convinto il Governo ad accelerare una loro ulteriore regolamentazione che scoraggia un errato utilizzo, spesso finalizzato ad evadere gli obblighi contributivi. I datori di lavoro che si garantiscono prestazioni occasionali di lavoratori utilizzando male o non utilizzando del tutto i voucher INPS incorrono in sanzioni che vanno da 400 a 2.400 Euro per ogni lavoratore impiegato.

Le novità di Giugno 2016 introdotte al Jobs Act regolamentano con modifiche e integrazioni anche le normative relative al diritto al lavoro dei diversamente abili. In particolare, sono state cambiate le regole di conteggio del computo totale di disabili, nella cui categoria adesso rientrano anche lavoratori con capacità lavorative ridotte pari o superiori al 60%, anche se questi ultimi sono stati assunti senza contratti soggetti a regole di collocamento obbligatorio. Il Governo Renzi ha attuato anche una serie di procedimenti volti ad un più efficace controllo sul mantenimento della quota d’obbligo a cui le aziende sono soggette, allo scopo di tutelare maggiormente la categoria e di garantire in maniera sempre più equa il diritto al lavoro.

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