Lavoro

I giovani non hanno le competenze adatte per il mondo del lavoro

I giovani non hanno le competenze adatte per entrare nel mondo del lavoro. Può sembrare una vera e propria provocazione, purtroppo però è quello che emerge dall’ultimo rapporto McKinsey condotto su otto Paesi UE, presentato a Bruxelles.

Il 47% dei datori di lavoro italiani infatti dichiara di essere incapaci di trovare “i lavoratori giusti”, con una percentuale che supera quella greca (45%), spagnola (33%) e tedesca (26%).

Uno dei problemi evidenziati dal rapporto è soprattutto la mancanza di comunicazione tra datori di lavoro e scuole e università. Il 72% degli educatori infatti è convinto che i giovani, alla conclusione degli studi, abbiano le competenze e le capacità per affrontare il mondo del lavoro; solo il 42% degli imprenditori però si trova sulla stessa posizione.

Una mancanza di comunicazione che emerge da ulteriori dati:

  • il 41% dei datori di lavoro comunica regolarmente con i dirigenti delle scuole
  • il 21% dei datori considera questa comunicazione effettiva.

In Italia, male anche la percentuale di assunzioni successive al canonico periodo di stage: meno del 46%, a fronte della media europea al 61%.

Ma quali sono le opinioni dei giovani italiani? Sono disposti al compromesso e al sacrificio per trovare un occupazione?

A quanto pare sì, è quello che emerge da un’indagine di Skuola.net. Tra gli intervistati solo il 27% ha dichiarato di rimanere profondamente ancorato ai propri valori e a non voler scendere a compromessi. Il 17% invece è pronto a tutto mentre il restante 56% è pronto a sacrificare parte delle proprie aspettative.

Lontani dai luoghi comuni anche i dati relativi all’obiettivo che i giovani ricercano nel lavoro. Solo il 22% ricerca stabilità mentre il 21% vorrebbe far carriera e l’11% guarda soprattutto al guadagno. Il restante 46% ricerca invece la possibilità di realizzarsi attraverso il lavoro.

Due facce della stessa medaglia, in una situazione dove risulta errata sia l’idea dell’imprenditore che non assume, sia l’idea del giovane “choosy” e “bamboccione”. Il problema piuttosto sta nelle aspettative di entrambi e nell’impossibilità di far combaciare le competenze offerte dai giovani con quelle ricercate dalle imprese, frutto di un mancante coordinamento tra istruzione, società e mondo del lavoro.

Foto CC di Gage Skidmore da Flickr

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