Lavoro

Il rapporto Istat “Noi Italia” sull’occupazione | Lavoro

Durante le scorse settimane abbiamo introdotto i risultati del rapporto Istat “Noi Italia” riguardanti il mondo del lavoro e dell’occupazione. Nella prima parte del nostro articolo ci siamo occupati di tasso di occupazione e dei vari tipi di rapporto di lavoro nella, analizziamo ora le rimanenti variabili presentate in “Noi Italia”.

Il tasso di inattività nel 2012 cala significativamente, arrivando al 36,3%, un valore medio che però nasconde una profonda disparità tra uomini (26,1%) e donne (46,5%). Questo dato è frutto di due tendenze: giovani sempre più attivi, soprattutto le donne; la mancata uscita degli occupati verso il pensionamento. Il dato resta comunque nettamente più alto rispetto alla media Ue27, dove il tasso di inattività resta pari al 28,2%, con l’Italia ad un inglorioso secondo posto dopo Malta. Purtroppo è sempre il sud ad evidenziare le situazioni più preoccupanti, con tassi oltre il 45% per Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.

Conosciamo i dati preoccupanti sulla disoccupazione nel 2013, ma già nel 2012 i dati indicavano un aumento del tasso dall’8,4 al 10,7%, senza però forti discrepanze tra genere. Rispetto all’Ue27 il tasso però non è di molto superiore (10,5% nell’Unione Europea). Anche per la disoccupazione, a livello regionale, Calabria, Campania e Sicilia capeggiano la classifica.
Per quanto invece riguarda la disoccupazione giovanile, nel 2012 viene toccato il picco dal 1977, con un tasso del 35,3% che come sappiamo supererà il 40,0% nel 2013. Anche qui le donne risultano più svantaggiate con una differenza di 3,8 punti. Nello scenario europeo, la situazione italiana risulta particolarmente critica se confrontata con quella tedesca (8,1%), in linea con Paesi in difficoltà come Spagna, Portogallo, Slovacchia e Irlanda.

Ultimo indicatore che andiamo ad analizzare dal rapporto “Noi Italia”, è quello che misura il lavoro sommerso, da sempre uno dei problemi più profondi del mercato del lavoro italiano. Nel 2011, il lavoro non regolamentato incideva per il 12,0% delle unità di lavoro complessive, senza variazioni notevoli nel 2012. A livello regionale, l’incidenza più grave emerge in Calabria con il 28,5% nel 2012, seguita dal Molise. Le regioni più virtuose sono invece il Trentino-Alto Adige e la Lombardia.

Alcuni dati non sorprendono dopo un 2013 di profonda crisi nel settore del lavoro, ma risultano utili per avere un idea più generale e completa della situazione occupazionale italiana, soprattutto in riferimento alla distribuzione regionale e rispetto alle medie europee. I primi segnali di una timida ripresa con prospettive di crescita del PIL ci portano a sperare in un ribaltamento del trend nel 2014, una svolta che deve passare anche attraverso la ripresa dei consumi, degli investimenti e quindi del credito alle famiglie e ai cittadini italiani.

Foto CC di Sebastian ter Burg da Flickr

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