Debiti

Matrimonio e debiti: 5 cose da sapere

Se uno dei coniugi ha comprato in leasing una macchina, o ha firmato un assegno di conto corrente o una cambiale, o insieme all’altro coniuge ha sottoscritto un mutuo che non è in grado di onorare, che cosa succede in caso di separazione? Chi paga i debiti?

Il regime patrimoniale

Il punto di partenza di ogni ragionamento sul pagamento dei debiti contratti durante il matrimonio e sulle loro conseguenze in caso di divorzio riguarda la scelta del regime patrimoniale: separazione dei beni o comunione dei beni. Tale decisione va presa il giorno del fatidico “Sì”.

Se non si decide espressamente per la separazione, per legge ci si troverà automaticamente in regime di comunione dei beni. È intuitivo che per tutelarsi dai debiti e dalle conseguenze negative di un’attività economica in proprio si deve scegliere il regime di separazione dei beni.

La separazione dei beni

Con questo regime, regolato dall’articolo 215 del codice civile:

  • ciascuno dei coniugi resta proprietario esclusivo dei beni acquistati durante la vita matrimoniale;
  • ognuno dei coniugi conserva la proprietà esclusiva dei beni acquistati prima del matrimonio (come nel regime di comunione dei beni);
  • dei debiti e delle obbligazioni personali risponde solo il coniuge che li ha contratti;
  • anche dei debiti contratti nell’interesse della famiglia, per esempio l’acquisto di una macchina o di un computer, risponde solo il coniuge che ha acquistato il bene.

La comunione dei beni

Secondo l’articolo 177 del codice civile fanno parte della comunione:

  • i beni acquistati insieme o separatamente durante il matrimonio;
  • i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione (ad esempio le somme ricevute per l’affitto di un appartamento che era di proprietà di uno dei due coniugi prima del matrimonio)
  • i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati (ad esempio stipendi e compensi professionali);
  • le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio. Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.

 

Secondo l’articolo 179 sono invece esclusi dalla comunione perché considerati beni personali:

  • i beni di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio;
  • quelli che ha acquistato anche durante il matrimonio per successione o per donazione;
  • i beni di uso personale o che sono da considerarsi necessari per l’esercizio di una professione.

In pratica che cosa succede

Nei casi proposti in apertura, leasing una macchina, assegno di conto corrente o una cambiale, sottoscrizione di un mutuo, in regime di separazione dei beni l’altro coniuge non ha nessun obbligo nei confronti dei creditori, a meno che, naturalmente, non sia cofirmatario delle obbligazioni assunte.

Più complessa è la sua condizione se si trova in regime di comunione dei beni. Il principio generale sancito dalla giurisprudenza è che “di regola, anche in regime di comunione legale, dei debiti personalmente accesi da un coniuge per soddisfare i bisogni della famiglia non risponde pure il coniuge di quest’ultimo. A tale principio va fatta eccezione, determinandosi così la responsabilità di entrambi, qualora il coniuge che ha contrattato con i terzi, abbia ricevuto esplicita o tacita procura, oppure qualora, in base al principio non della mera apparenza, ma dell’affidamento ragionevole dei terzi e della loro conseguente tutela, sia da ritenere per facta concludentia che il coniuge contraente abbia agito non soltanto in proprio, ma anche in nome del coniuge”.

Nel caso in cui il giudice stabilisca, per esempio, che anche l’altro coniuge fosse d’accordo all’acquisto in leasing della macchina, i creditori potranno rifarsi sui beni della comunione e sui beni personali del coniuge che non ha contratto il debito. Ma con un limite come stabilito ha stabilito la sentenza   6575/13 della Corte di Cassazione che prevede comunque che il coniuge non debitore dopo il pignoramento e la vendita all’asta dei beni ha diritto di percepire la metà della somma lorda ricavata.

Si può cambiare regime?

In qualsiasi momento i coniugi possono cambiare il loro regime patrimoniale, e possono anche, eventualmente, tornare sui loro passi e procedere a un nuovo cambiamento: per esempio dopo aver deciso per la separazione possono in un secondo tempo ritornare alla comunione. In ogni caso dovranno recarsi da un notaio per la redazione di un atto pubblico che verrà annotato a margine dell’atto di matrimonio presso l’Ufficio di stato civile dove il matrimonio è stato celebrato.

Per quanto riguarda la comunione dei beni ci sono dei casi in cui essa si scioglie per legge come stabilito dall’articolo 191 del codice civile:

  • per dichiarazione di assenza o di morte presunta di uno dei due coniugi;
  • per l’annullamento, lo scioglimento, la cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • per il fallimento di uno dei due coniugi.

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