Famiglia

Mutui: ecco cosa cambia con la nuova normativa

Rivoluzione in vista per chi progetta di sottoscrivere un mutuo per l’acquisto della casa. Il Governo infatti sta discutendo in questi giorni un decreto sui mutui che è stato oggetto di vivaci polemiche e che consentirà alla banca di vendere l’immobile dopo 18 rate non pagate.

Il provvedimento nasce dal recepimento della direttiva europea 2014/17 sui contratti di credito, un documento che cerca di trovare un nuovo punto d’incontro fra chi non riesce più a pagare il mutuo, la banca che deve limitare le sofferenze nel suo bilancio per evitare procedure di bail in, e il sistema economico in generale che ha bisogno di istituti di credito operativi e in buona salute da un punto di vista finanziario.

Le forti proteste di alcuni esponenti politici sono state suscitate dall’articolo di legge che consente alle banche di non ricorrere alle lunghe e complesse procedure di esecuzione immobiliare. Ma che cosa succede in pratica? Per il debitore che ha da poco contratto un mutuo e non riesca più a pagare le rate, vale la vecchia normativa che prevede la contestazione dello stato di morosità, l’invio del decreto ingiuntivo, dell’atto di precetto, la richiesta di pignoramento e la messa all’asta dell’immobile.

Va ricordato che per i titolari di mutui per l’acquisto della prima casa l’ordinamento attualmente prevede, a determinate condizioni, di poter beneficiare della sospensione delle rate per 18 mesi, e al massimo per due volte, se nei tre anni precedenti alla richiesta si verificano le seguenti condizioni:

  • perdita del posto di lavoro a tempo determinato o indeterminato o dei rapporti lavorativi di cui all’art. 409 del C.p.C.;
  • morte;
  • handicap grave o condizione di non autosufficienza.

Inoltre la domanda può essere presentata dal titolare dell’abitazione o dai suoi eredi se l’importo finanziato non è superiore a 250.000 euro e l’indicatore Isee è inferiore a 30.000 euro.

Come cambieranno le cose per i debitori dopo l’approvazione del decreto? Innanzitutto non dovrebbero subire modifiche le norme sulla sospensione che seguono una ratio molto chiara, cioè quella di adeguare il contratto in corso a un radicale mutamento delle condizioni di vita del debitore.

La rivoluzione invece riguarda il debitore che non rientri nella fattispecie prevista per la sospensione del mutuo prima casa. La normativa, quindi, prevede che venga applicato il cosiddetto patto marciano secondo il quale, in caso di inadempimento, “la casa può essere messa in vendita solo con uno specifico atto di disposizione dell’immobile da parte del consumatore. La banca dopo la vendita può trattenere solo quanto ancora dovuto ed è obbligata a restituire al consumatore l’eventuale eccedenza. Il trasferimento del bene immobile alla banca comporta l’estinzione del debito anche se il valore dell’immobile è inferiore a quello del debito residuo”.

Questo significa che il debitore può, non è obbligato, sottoscrivere la clausola che autorizza la banca a vendere l’immobile, e non dovrà pagare ulteriori somme nel caso in cui il valore della casa sia inferiore alla quota di mutuo ancora da estinguere. Ad esempio, nel caso di acquisizione da parte dela banca di un immobile il cui valore sia di 100.000 euro ed il debito residuo sia di 130.000 euro, il debito sarà considerato estinto senza che ci siano ulteriori procedure di esecuzione per il recupero dei 30.000 di differenza.

Ora non resta che attendere l’entrata in vigore del decreto per capire come queste novità potranno influire sulla vita quotidiana di chi paga mutui.

Iscriviti alla newsletter

Premendo il pulsante di invio dichiaro di aver preso visione della Web Privacy Policy ai sensi del Regolamento (UE ) 2016/679. I dati personali forniti saranno acquisiti da IFIS NPL S.p.A. che li tratterà, in qualità di Titolare, esclusivamente per adempiere alla richiesta.