Debiti

Pignoramento: le novità dell’esecuzione immobiliare

Con l’entrata in vigore del D.L. 59/2016, sono state introdotte diverse novità sulla procedura prevista per l’esecuzione immobiliare. Allo scopo di accelerare il processo di recupero crediti, la riforma indica un numero massimo di aste, al termine delle quali la procedura viene chiusa dal giudice. Ad essere modificato è però anche il contenuto dell’atto di pignoramento, che ora deve includere un nuovo avvertimento per il debitore.

Che cos’è l’esecuzione immobiliare?

Anzitutto, però, è bene fare chiarezza sul concetto di esecuzione immobiliare: cos’è e come funziona? L’esecuzione immobiliare è una procedura forzata, atta a sottrarre beni di proprietà del debitore, qualora egli non voglia onorare il debito contratto. A seguito del mancato pagamento di una somma dovuta, il creditore può rivolgersi al giudice competente, per la firma del decreto ingiuntivo. A questo punto, deve far notificare l’atto di precetto al domicilio del debitore, con il quale lo avverte di saldare il proprio debito entro 10 giorni dalla notifica; qualora egli non provveda a pagare quanto dovuto, avrà inizio la procedura esecutiva. In tal caso, trascorsi 45 giorni, il creditore può richiedere la trascrizione dell’atto di pignoramento e pignorare, così, i beni immobili del debitore, per la somma necessaria a coprire il debito, gli interessi maturati e le spese legali. La copia autentica dell’atto deve quindi essere consegnata alla conservatoria dei registri immobiliari, affinché venga trascritta. La nota di trascrizione e l’atto di pignoramento vanno quindi depositati, entro 15 giorni, alla cancelleria del giudice dell’esecuzione competente per territorio. Decorsi 10 giorni, il creditore può fare istanza di vendita forzata dell’immobile, allo scopo di ottenere il denaro liquido a lui dovuto.

Quali sono le novità per il pignoramento?

Le novità più importanti riguardano il numero massimo di aste e lo stesso atto di pignoramento. Questo deve includere un nuovo avvertimento per il debitore: qualora intenda opporsi all’esecuzione di espropriazione, deve farlo prima che il giudice disponga l’assegnazione o la vendita del bene pignorato. In caso contrario, qualsiasi opposizione è da ritenersi inammissibile, fatta eccezione se fondata su fatti sopravvenuti o, comunque, per cause non imputabili al debitore.
Inoltre, se l’immobile pignorato non viene venduto entro il terzo tentativo d’asta, la procedura esecutiva viene chiusa e il bene ritorna di proprietà del debitore. Il giudice può comunque disporre una quarta asta, qualora il terzo tentativo di vendita sia andato deserto o in assenza di istanze di assegnazione. Il prezzo base di vendita può essere inferiore al precedente, fino al limite massimo della metà.
Il decreto ha inoltre introdotto una nuova norma, che dispone l’obbligo del creditore di dichiarare in cancelleria il nome del terzo a cui deve essere trasferito il bene stesso, entro 5 giorni dalla pronuncia del provvedimento di assegnazione. In assenza di tale dichiarazione, il trasferimento è da ritenersi a favore del creditore.

La nuova procedura esecutiva offre, quindi, maggiori garanzie a creditore e debitore: riducendo i tempi dipignoramento, si evita un eccessivo ribasso del valore del bene immobile pignorato. Il creditore non corre così il rischio di doversi accontentare di una somma decisamente inferiore al credito inizialmente vantato e il debitore, a sua volta, non rinuncia all’immobile di sua proprietà per una cifra così bassa da risultare inidonea a soddisfare le richieste del suo creditore.

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