Debiti

Pignoramento presso terzi e del conto corrente cointestato: caratteristiche

In precedenti articoli, ci siamo già occupati del tema del pignoramento. Analizziamo questo argomento con particolare riferimento alle caratteristiche del pignoramento presso terzi.

Con situazioni debitorie pendenti e non estinte nei termini e modi di legge, o nelle modalità concordate dalle parti in autonomia contrattuale, il creditore può richiedere ed ottenere dall’Autorità Giudiziaria un’ordinanza che gli assegni eventuali crediti del debitore verso soggetti terzi. Si parla, in questo caso, di pignoramento presso terzi.

Nel pignoramento presso terzi assume un particolare rilievo l’espropriazione presso terzi di crediti che il debitore ha verso istituti bancari (conto corrente e libretti di risparmio nominativi). Nel caso in questione il creditore può procedere con il pignoramento delle somme che il debitore ha depositate presso banche o Poste Italiane. Le modalità operative e procedurali sono le stesse dell’espropriazione di crediti relativi alla pensione o stipendio, tuttavia è necessario individuare l’agenzia bancaria o postale presso la quale è depositata la somma del debitore. Nel caso di una banca è necessario conoscere ABI e CAB (che individuano la banca e la specifica agenzia).

Caratteristiche pignoramento presso terzi

Nel momento in cui il terzo pignorato (banca o poste) riceve la notifica dell’atto di pignoramento, è tenuto a non disporre della somma pari all’importo corrispondente al credito del pignorante. Rispetto a tale somma “bloccata” il terzo pignorato assume la veste di custode (con relative responsabilità anche penali).

A differenza del pignoramento dello stipendio e della pensione, in caso di pignoramento del conto corrente il Giudice, a seguito della dichiarazione positiva del terzo pignorato (banca o Poste), assegnerà al creditore la somma “bloccata” pari o inferiore al credito (in quest’ultimo caso per giacenze inferiori al credito per il quale si procede) e ordinerà al terzo di pagarla immediatamente in unica soluzione. Nell’espropriazione di crediti da lavoro o pensione il Giudice assegna la somma pari al credito, ma dispone che il versamento avvenga nella misura del quinto.

Interessante è l’esistenza di un conto corrente potenzialmente pignorabile quale mezzo per evitare il limite imposto del 1/5, il limite del minimo vitale impignorabile delle pensioni e il limite derivante dalle pensioni non aggredibili.

Infatti “laddove il creditore procedente notifichi un pignoramento presso il datore di lavoro del suo debitore, non v’è dubbio che le somme da questi dovute a titolo di retribuzione rappresentino un credito di lavoro. Viceversa, quando il creditore pignorante sottoponga a pignoramento somme esistenti presso un istituto bancario ove il debitore intrattiene un rapporto di conto corrente e sul quale affluiscono anche le mensilità di stipendio, il credito del debitore che viene pignorato è il credito alla restituzione delle somme depositate che trova titolo nel rapporto di conto corrente. Sono, quindi, del tutto irrilevanti le ragioni per le quali quelle somme sono state versate su quel conto: il denaro è bene fungibile per eccellenza.” (Cassazione Civile, Sez. Lav., 09 ottobre 2012, n. 17178).

Il pignoramento del conto corrente consente quindi di non essere sottoposti al limite del 1/5, al limite della soglia di sostentamento (c.d. minimo vitale), nonché al limite della pensioni non aggredibili, anche qualora le somme versate nel conto o libretto di risparmio nominativo siano il reddito da lavoro o la pensione (anche di categoria non pignorabili).

  

Conto corrente cointestato e pignoramento presso terzi

Se il debitore esecutato intrattiete con la banca un rapporto cointestato con altri soggetti, si pone il problema di individuare la quota su cui viene ad incidere il vincolo. C’è da rilevare come in materia (artt. 1101 e 1298 c.c.), la posizione dei cointestatari di un rapporto di deposito venga tendenzialmente ricostruita in termini di presunta uguaglianza delle quote-parti.

Tuttavia sembra opportuno ritenere non limitata l’efficacia del pignoramento alla quota-parte di presunta pertinenza dell’intestatario esecutato, considerandola invece estesa all’intero. Tale soluzione appare giustificata dall’esigenza di consentire una puntuale verifica nel contraddittorio di tutte le parti interessate (creditore, debitore ed altri cointestatari), dell’esatta consistenza della quota di effettiva pertinenza del debitore esecutato.

In queste ipotesi, il pignoramento dovrebbe comportare l’indisponibilità di tutte quelle somme che risultano depositate in regime di contitolarità.

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