Debiti

Riforma dell’esecuzione immobiliare e introduzione dell’art. 2929-bis c.c

La legge 6 agosto 2015 n. 132 recante «conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83», andando ad innestarsi sulle innovazioni già introdotte dalla l. 10 novembre 2014 n. 162, porta rilevanti modifiche normative finalizzate a migliorare l’efficienza delle procedure di esecuzione forzata. In particolare, in tema di esecuzione immobiliare, le novità più significative riguardano:

  • le forme di pubblicità
  • l’istituzione di un portale telematico delle vendite pubbliche
  • la modifica dei criteri di aggiudicazione dei beni
  • una significativa riduzione dei termini stabiliti per il compimento degli adempimenti procedurali.

Il nuovo art. 2929-bis c.c., rubricato «espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito», per le procedure esecutive iniziate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto sancisce quanto segue: «Il creditore che sia pregiudicato da un atto del debitore, di costituzione di vincolo di indisponibilità o di alienazione, che ha per oggetto beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri, compiuto a titolo gratuito successivamente al sorgere del credito, può procedere, munito di titolo esecutivo, a esecuzione forzata, ancorché non abbia preventivamente ottenuto sentenza dichiarativa di inefficacia, se trascrive il pignoramento nel termine di un anno dalla data in cui l’atto è stato trascritto. La disposizione di cui al presente comma si applica anche al creditore anteriore che, entro un anno dalla trascrizione dell’atto pregiudizievole, interviene nell’esecuzione da altri promossa».

Tale norma, prevedendo la temporanea inopponibilità al creditore procedente degli atti negoziali finalizzati alla costituzione di un vincolo di indisponibilità, o all’alienazione a titolo gratuito di un bene immobile, o mobile registrato, posti in essere dal debitore successivamente al sorgere del credito, va a ridefinire la portata della responsabilità patrimoniale del debitore, sancita dall’art. 2740 c.c., mediante un rafforzamento dei rimedi normativamente previsti in capo al creditore a tutela del proprio diritto di credito.

Responsabilità patrimoniale e sue limitazioni: i negozi finalizzati alla costituzione di un vincolo di indisponibilità

L’art. 2740 c.c. enuncia il principio della responsabilità patrimoniale del debitore, tradizionalmente definita dalla dottrina quale illimitata e universale in quanto tutti i beni del debitore costituiscono, di norma, la garanzia generica dell’adempimento delle obbligazioni contratte dal debitore medesimo [1].

Il secondo comma dell’art. 2740 c.c. prevede una riserva di legge per quel che riguarda i casi di limitazione della responsabilità patrimoniale. Tale previsione deve essere interpretata sistematicamente e, in particolare, alla luce dei numerosi interventi normativi che hanno introdotto all’interno del nostro ordinamento numerose ipotesi di limitazioni della responsabilità patrimoniale [2].

Ad esempio, con l’introduzione dell’art. 2645-ter c.c. viene consentita la separazione patrimoniale mediante un atto negoziale di destinazione finalizzato alla realizzazione di un interesse delle parti meritevole di tutela [3] [4].

Ulteriori ipotesi di deroga al principio di universalità della responsabilità patrimoniale sono state introdotte dall’art. 2447-bis c.c. [5], dall’istituto del fondo patrimoniale disciplinato dagli artt. 167 e ss. c.c. [6], dalla legge sulla cartolarizzazione dei crediti (l. 30 aprile 1999 n. 130) [7] nonché dalla legge 16 ottobre 1989 n. 364 di ratifica della Convenzione dell’Aja sul trust [8].

Nell’ottica dell’individuazione sistematica dei limiti al principio della responsabilità patrimoniale, nonché ai fini dell’individuazione dell’effettiva portata della nuova disciplina introdotta dall’art. 2929-bis c.c., tra le eccezioni sopra riportate, assume particolare importanza proprio la previsione dell’art. 2645-ter c.c. Ciò in quanto la norma demanda all’autonomia negoziale la valutazione sull’opportunità di perseguire un interesse meritevole di tutela idoneo a comportare una limitazione della responsabilità patrimoniale [9].

L’art. 2645-ter c.c. prevede la possibilità di rendere opponibile ai terzi, mediante la loro trascrizione, gli atti in forma pubblica con cui un soggetto costituisce su beni immobili, o mobili iscritti in pubblici registri, un vincolo di destinazione finalizzato, per un periodo di tempo determinato (non superiore a novanta anni o per la durata della vita della persona fisica beneficiaria), a realizzare interessi meritevoli di tutela ai sensi dell’art. 1322, secondo comma, c.c., riferibili ai soggetti individuati dalla stessa disposizione.

Il richiamo dell’articolo 2645-ter c.c. al secondo comma dell’articolo 1322 c.c. va a creare una forma concreta di controllo da parte del legislatore sull’autonomia privata, che non può esaurirsi in una mera verifica di liceità dell’atto di destinazione [11]. L’articolo 2645-ter c.c. sarebbe dettato per ipotesi specifiche, ovvero per la realizzazione di interessi meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico; e, pertanto, se da un lato lascia ampio margine di scelta all’autonomia privata di selezione dell’interesse da perseguire, dall’altro è sempre il legislatore a dettare i concreti limiti entro i quali il privato può agire [12]. Il presupposto della meritevolezza dell’interesse perseguito diventa il punto di equilibrio tra la finalità destinatoria e la tutela dei creditori: se, e solo se, il negozio realizza un interesse meritevole di tutela da parte dell’ordinamento giuridico – oltre ad essere sostenuto da una causa idonea e se, inoltre, al vincolo venga data la prescritta pubblicità – l’atto sarà di conseguenza in grado di realizzare l’effetto segregativo, sottraendo beni alla garanzia patrimoniale generica del disponente o del soggetto cui i beni vengono trasferiti per attuare la destinazione [13].

Atti di indisponibilità e azione revocatoria: le innovazioni introdotte dall’art. 2929-bis c.c.

L’art. 2929-bis c.c. si inserisce in un sistema già caratterizzato dalla presenza di istituti e rimedi atti ad impedire limitazioni della responsabilità patrimoniale in assenza di interessi meritevoli di tutela. Il nostro ordinamento giuridico già prevede meccanismi, come quello previsto dall’art. 2645-ter c.c., atti a rendere opponibili al creditore soltanto negozi destinatori meritevoli di tutela, con esclusione, dunque, degli atti in forza dei quali il debitore agisce, in danno del creditore, al precipuo fine di sottrarre i propri beni alla garanzia patrimoniale. Va inoltre ricordata la possibilità per il creditore di poter esperire l’azione revocatoria (art. 2901 c.c.), al fine di poter ottenere una sentenza dichiarativa di inefficacia dell’atto negoziale pregiudizievole nei suoi confronti.

Con ciò non si intende certo sminuire la portata dell’art. 2929-bis c.c. ma, al contrario, individuare sistematicamente l’effettivo impatto della nuova disciplina. Risulta evidente come l’inopponibilità al creditore procedente degli atti negoziali, finalizzati alla costituzione di un vincolo di indisponibilità, o all’alienazione a titolo gratuito di un bene immobile o mobile registrato, rappresenti uno strumento che va sia a rafforzare il principio della responsabilità patrimoniale sia a definire correttamente la funzione degli atti di destinazione ex art. 2645-ter c.c.

Sotto il profilo della corretta ricostruzione dogmatica dell’autonomia negoziale, il nuovo articolo del codice civile contribuisce a rendere ancora più evidenti i limiti della ricostruzione offerta dalla dottrina che propugna un’analisi puramente economica del diritto, nonché a ridimensionare – ancora una volta – il dogma dell’autonomia negoziale intesa quale assoluta e senza limiti.

In termini pratici l’art. 2929-bis c.c. va a rafforzare la tutela del creditore in quanto fornisce un rimedio immediato rispetto ad atti negoziali finalizzati ad attuare interessi non meritevoli di tutela. Esso, infatti, permette al creditore, qualora il debitore costituisca un vincolo di indisponibilità (es.: fondo patrimoniale, trust, patrimonio destinato) o di alienazione a titolo gratuito (es.: donazione) successivo al sorgere del credito, di procedere con l’esecuzione forzata senza dover ottenere preventiva sentenza di inefficacia, nei sui confronti, dell’atto di disposizione pregiudizievole mediante l’esperimento dell’azione revocatoria.

L’inopponibilità ex art. 2929-bis c.c. risulta dunque finalizzata ad evitare che atti di destinazione o di liberalità palesemente illegittimi, in quanto sorretti da interessi non meritevoli di tutela, quali quelli posti in essere al solo fine di sottrarre un bene alla garanzia patrimoniale, possano impedire o ritardare l’accesso all’esecuzione forzata da parte del creditore. L’inopponibilità va quindi a vanificare gli atti negoziali che abbiano un fine “fraudolento” nei confronti del creditore procedente, il quale può immediatamente avviare l’esecuzione senza dover previamente agire per la revoca dell’atto negoziale che gli arreca pregiudizio.

L’art. 2929-bis c.c., al primo comma, specifica che il creditore munito di titolo esecutivo, pregiudicato da un atto del debitore di costituzione di un vincolo di indisponibilità o di alienazione a titolo gratuito, può procedere ad esecuzione forzata «ancorché non abbia preventivamente ottenuto sentenza dichiarativa di inefficacia». Il passaggio, su questo punto, ha una portata rivoluzionaria rispetto al passato, in quanto l’art. 2929-bis c.c. introduce un strumento con funzione immediatamente recuperatoria, distinta dall’azione revocatoria che, essendo finalizzata alla sola riduzione in pristino della consistenza patrimoniale debitoria depauperata dall’atto dispositivo, risulta caratterizzata da una funzione meramente conservativa [14].

Si realizza così il rafforzamento della tutela del creditore che agisce per il soddisfacimento del proprio credito, generandosi una netta evoluzione dell’assetto rimediale precedente in quanto l’art. 2929-bis c.c. stabilisce che l’inopponibilità opera a prescindere dall’esperimento dell’azione revocatoria.

Ed è proprio la prospettiva sopra delineata che consente di chiarire, altresì, il motivo in forza del quale il terzo comma dell’art. 2929-bis c.c. prevede che l’inopponibilità di cui al primo comma, a differenza del previo esperimento dell’azione revocatoria, rende immediatamente proponibile l’esecuzione forzata – anche presso terzi – da parte del creditore. Il debitore, il terzo assoggettato a espropriazione, e ogni altro interessato alla conservazione del vincolo, potranno agire mediante le opposizioni all’esecuzione di cui al titolo V del libro III del codice di procedura civile, al fine di contestare la sussistenza dei presupposti di inopponibilità dell’atto al creditore procedente, nonché dimostrare la conoscenza da parte del debitore del pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore. Si realizza, così, un’inversione dell’onere probatorio rispetto all’azione revocatoria, mediante una presunzione di mala fede del debitore che abbia posto in essere donazioni o vincoli di destinazione del proprio patrimonio a titolo gratuito e in epoca successiva al sorgere del credito.

Medesime argomentazioni valgano per l’estensione, operata nel secondo comma dell’art. 2929-bis c.c., dell’inopponibilità anche al «creditore anteriore che, entro un anno dalla trascrizione dell’atto pregiudizievole, interviene nell’esecuzione da altri promossa».

In definitiva, emerge con evidenza che il fine della norma oggetto di riflessioni è quello di garantire l’immediato soddisfacimento degli interessi creditori – lesi da atti presuntivamente non meritevoli di tutela – mediante l’esperimento dell’esecuzione forzata. Al contempo, la prospettiva sistematica utilizzata mostra come l’art. 2929-bis va a rinvigorire il principio della responsabilità patrimoniale prevista dall’art. 2740 c.c., nonché a meglio definire il fondamento e la funzione dei negozi finalizzati alla costituzione di un vincolo di indisponibilità.

A questo link è disponibile il file con le note.

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