Prestiti

Situazione dei NPL in Italia

In Italia i non performing loan, NPL o crediti deteriorati superano i 300 miliardi: prestiti a imprese fallite, mutui non onorati, prestiti al consumo non restituiti. Quando un debitore non è più in grado di rimborsare le somme dovute, la banca cataloga quel credito prima come “incaglio” e poi come sofferenza. Contemporaneamente accantona il denaro necessario a coprire le prevedibili perdite, e può decidere di recuperare una parte del credito vendendolo a grandi fondi d’investimento.

Qual è il prezzo dei NPL?

Solo una piccola parte dei NPL è messa sul mercato. Il cuore del problema è il prezzo di vendita: i NPL  sono già svalutati del 50% del loro valore ma i possibili acquirenti vorrebbero acquistarli al 20%.

Eppure qualcosa si muove grazie alla nuova normativa di riferimento varata dal Governo a giugno che contiene:

  • disposizioni per un miglior trattamento della deducibilità delle perdite sui crediti;
  • norme che semplificano e accelerano il processo di esecuzione nei confronti dei debitori;
  • tassi bassi che incoraggiano gli acquirenti propensi a rischiare.

Nei primi sei mesi dell’anno sono stati ceduti portafogli di NPL per un valore di 5 miliardi. Secondo le stime degli analisti, per la fine del 2015  si potrebbero superare i 10 miliardi di crediti deteriorati ceduti, e nel 2016 potrebbe esserci un’impennata di 20 miliardi.

Bad bank

Entro dicembre inoltre dovrebbe concludersi l’iter che porterà alla creazione della bad bank italiana, una banca dedicata alla gestione dei crediti anomali alla quale lavorano squadre di economisti fra Roma e Bruxelles.
Tutti gli operatori seguono con il fiato sospeso quelle che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha definito “discussioni tecniche”. Si ricerca un accordo sul prezzo che liberi la spinta propulsiva del mercato NPL.

La direttrice generale della commissione Concorrenza della UE Margrethe Vestager non ha escluso in linea teorica l’aiuto di Stato, ma solo se collegato a nuove regole del bail in, con la ricaduta di una parte delle perdite su azionisti, obbligazionisti e correntisti. Ma non è questa la direzione che i nostri rappresentanti vogliono seguire per arrivare a un prezzo fair (equo) dei NPL.

Perché è così complicata la stima del prezzo dei NPL?

Secondo gli esperti le quotazioni delle banche sono troppe alte rispetto al reale valore dei crediti. Innanzitutto per la difficoltà di impossessarsi rapidamente dei beni posti a garanzia dei crediti stessi: prima dell’attuale riforma le procedure fallimentari avevano una durata  che andava dai 6 ai 15 anni.

In seconda battuta per la natura dei crediti: la gran parte dei NPL è costituita da crediti d’impresa e non da crediti immobiliari residenziali che sono più facili da stimare.

Va poi considerato che il debitore è spesso un “pluriaffidato”, il che significa che ha più posizioni aperte presso le banche con diversi  livelli di valutazione dei beni posti a garanzia del prestito.

Gli specialisti del settore al lavoro fra Roma e Bruxelles ipotizzano un istituto che abbia fra i suoi principali azionisti la Cassa depositi e prestiti o il Tesoro. Anche la formula della la bad bank italiana è oggetto di prolungati scambi d’opinioni:  in Germania, Austria, Slovenia e Gran Bretagna sono gestite dallo Stato, mentre in altri paesi sono un mix fra pubblico e privato.

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