Lavoro

Smart working: il lavoro diventa sempre più flessibile

Il mercato del lavoro è da sempre in continua evoluzione. Siamo passati dal lavoro incentrato sulla fabbrica organizzata come catena di montaggio di stampo fordista, al lavoro nel settore terziario esploso dagli anni Ottanta. Le professioni nel campo dei servizi hanno preso il sopravvento sia sul lavoro nel settore primario sia in quello secondario. Gli anni Duemila sono diventati quelli della flessibilità lavorativa per antonomasia. Il lavoro è sempre più “liquido” come direbbe il sociologo Baumann e non si passa più la propria vita lavorativa in una stessa azienda facendo sempre la stessa cosa. Il leit motiv è cambiare, sia datore di lavoro che tipologia di lavoro: da una parte una sfida a migliorarsi sempre di più, dall’altra l’incertezza per il futuro. La situazione economica e legislativa hanno accentuato l’uso di lavoratori flessibili, temporanei, a progetto, con contratti a tempo determinato, a chiamata o stagionali per far fronte alle esigenze di un mercato sempre più difficile da prevedere.

Essere flessibili non è però il male assoluto come tanti ci portano a pensare. Che il mercato del lavoro evolva con l’evolversi della società e e della tecnologia è qualcosa che non possiamo fermare. Possiamo adattarci e cercare di cogliere a nostro favore tutti i lati positivi relativi a questa nuova condizione di vita. Oggi i lavoratori devono diventare sempre più smart worker, ovvero capaci di innovarsi, adattarsi e competere in un ambiente in continua evoluzione. Accettare lavori temporanei, imparare ad usare la tecnologia, adattarsi al cambiamento permette a chi vuole cogliere questa sfida di trovare un nuovo sbocco occupazionale.

La stessa realtà aziendale deve fare proprio il concetto di smart working cambiando il proprio approccio organizzativo. Il lavoratore non è più un sottoposto votato alla causa aziendale, non è più un numero ma una persona con le sue esigenze che devono conciliarsi con quelle dell’impresa. Come dice il grande imprenditore Richard Branson, “in una azienda i clienti non vengono mai prima dei dipendenti”. Solo facendo lavorare in un ambiente stimolante e positivo i dipendenti, questi tratteranno bene i clienti. Questo cambiamento organizzativo deve necessariamente passare per un cambiamento di mentalità dei datori di lavoro, ancora troppo spesso ancorati a schemi del passato.

Lavoratore e azienda sono complementari: il lavoratore ha bisogno dell’azienda per lavorare ed avere uno stipendio per vivere, e l’azienda ha bisogno di forza lavoro per raggiungere i propri obiettivi di crescita. Grazie alla tecnologia alcuni lavori non necessitano più di orari rigidi e presenza in azienda per essere svolti. Il lavoro a distanza è sempre più una realtà possibile, ideale per conciliare la vita familiare di una mamma lavoratrice o di chi si occupa di assistenza di familiari anziani o ammalati, con le esigenze aziendali e domestiche.

Questa flessibilità funziona solo se l’azienda e il lavoratore sono pronti ad adattarsi a questo nuovo schema e coglierne le potenzialità: un lavoratore tranquillo per la gestione familiare, senza ansie nella richiesta di permessi è un lavoratore che avrà una performance più elevata a beneficio dell’azienda. La tecnologia, poi, permette anche il lavoro da casa grande a computer e telefoni in primis, non costringendo il lavoratore in ufficio per le canoniche 8 ore. Certo è che il lavoratore deve imparare ad usare agevolmente gli strumenti tecnologici a suo beneficio e qui l’azienda deve anche investire in formazione per istruire il dipendente a lavorare in remoto. Inoltre l’azienda deve stabilire dei parametri di efficienza per far si che il lavoro da casa abbia una performance equivalente a quella che si otterrebbe in ufficio.

La conciliazione vita-lavoro ad oggi è scarsamente disciplinata a livello legislativo (esistono congedi parentali, legge 104, applicazione del part-time, banca ora) mentre a livello di contrattazione aziendale il panorama è molto più vario. Certo è che in fabbrica è di difficile attuazione questa flessibilità, mentre è più facile inserirla in un contesto di terziario, dove comunque lavora oltre il 75% della forza lavoro complessiva.

Il telelavoro è la forma di smart working più trattata a livello legislativo. E’ oggi possibile grazie alla tecnologia ed è inquadrata come una possibilità per i lavoratori che necessitano flessibilità: non è quindi una forma contrattuale a parte. Questo modo di lavorare può essere contrattato tra datore di lavoro e singolo lavoratore. Possono essere dei singoli lavoratori a lavorare prevalentemente da casa oppure l’intera azienda può essere creata grazie a tanti telelavoratori che interagiscono in un ufficio virtuale. L’azienda, generalmente, fornisce al lavoratore gli strumenti tecnici per lavorare a distanza e si occupa di manutenzione e installazione, nonché dei costi derivanti. Il lavoratore, da parte sua, garantisce un’utilizzo consono e una cura dei beni aziendali in suo possesso. Il datore di lavoro è ugualmente responsabile della sicurezza e della salute del lavoratore anche se lavora da casa.

Quali sono i vantaggi, quindi? Attraverso lo smart working l’azienda ottiene un risparmio (meno uffici, meno costi), il lavoratore è più soddisfatto e in grado di gestirsi, riducendo tempi e costi di spostamento, con relativo impatto sulla società in termini di traffico e inquinamento. Secondo le stime formulate da esperti con l’aumento del lavoro agile la produttività aziendale crescerebbe di circa 27 miliardi di euro, mentre i costi si abbatterebbero di 9 miliardi di euro e i lavoratori risparmierebbero 4 miliardi di euro. Un impatto notevole a beneficio di tutti i soggetti coinvolti. Essere tra i primi ad usare il telelavoro significa ottenere dei vantaggi competitivi.

Quali sono le criticità? Non è tutto oro quello che luccica, ma oltre ai benefici e vantaggi bisogna tener conto anche di aspetti più problematici. La gestione delle informazioni aziendali in remoto necessita di protocolli e procedure che il dipendente deve seguire attentamente per garantire la riservatezza all’azienda e ai suoi progetti. Il rischio, lavorando da casa, è maggiore rispetto agli uffici. La sicurezza delle informazioni e di tutti i device elettronici e archivi deve essere prioritaria per l’azienda. Il dipendente deve garantire un comportamento adeguato e corretto anche da casa, rispettando le direttive aziendali e sottoporsi alla valutazione delle performance secondo gli indicatori e parametri definiti dall’azienda.

Lo smart working sarà il futuro di numerose imprese, soprattutto nel campo dei servizi, ma si otterranno benefici tangibili solo se la mentalità e l’approccio sia dell’azienda che del lavoratore si evolveranno positivamente verso questa nuova modalità lavorativa, superando le resistenze e i preconcetti.

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