Debiti

Sovraindebitamento: quali vie legali per Liberarsi dai Debiti?

Cos’è il sovraindebitamento? La legge lo definisce come “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte, nonchè la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni”. In parole più semplice è la situazione in cui il consumatore ha in carico troppi debiti rispetto alle sue possibilità di farvi fronte con il proprio patrimonio a cui si aggiunge l’impossibilità per lo stesso di ripagare con costanza e regolarità le proprie rate.

Possibili rimedi per liberarsi dai debiti

Per risanare questa situazione, la Legge mette a disposizione dei consumatori diversi strumenti che permettono di comporre una crisi da sovraindebitamento, rivolgendosi a un organismo o professionista abilitato come commercialisti, avvocati e notai e successivamente a un tribunale. La procedura permette quindi di sanare le proprie posizioni debitorie, senza necessariamente ripagare interamente i propri debiti. Questo processo porta all’esdebitazione del consumatore che a quel punto potrà ripartire da zero, eliminando di fatto i problemi debitori emersi nel passato.

Per arrivare all’esdebitazione, il consumatore ha tre possibilità:

1) Accordo con i creditori – I creditori devono sottoscrivere un proposta presentata dal consumatore che rappresenti almeno il 60% dei crediti.

2) Piano del consumatore – E’ la procedura solitamente più utilizzata in questi casi, soprattutto per i consumatori che siano persone fisiche e non imprese, con debiti estranei all’attività professionale o imprenditoriale. Per questa procedura, non è necessario l’accordo dei creditori, ma il consumatore dovrà comunque garantire di riuscire a ripagare una quota di debiti maggiore rispetto a quanto i creditori potrebbero ottenere tramite la liquidazione di tutti i beni del consumatore.

Per accedere al piano devono sussistere le seguenti condizioni:

  • essere un soggetto escluso dalle procedure previste nella legge fallimentare;
  • non aver già richiesto la procedura nei passati cinque anni;
  • non aver subito risoluzione, revoca o cessazione degli effetti del piano;
  • trovarsi in una situazione di sovraindebitamento;
  • fornire documentazione che descriva accuratamente la situazione economica e patrimoniale.

3) Liquidazione del patrimonio – In caso sia impossibile procedere con il piano del consumatore, sarà necessario liquidare tutti i propri beni eccetto quelli impignorabili. Questa via è accessibile anche in caso sussistano altre procedure concorsuali in essere o se si sia già ricorsi a accordi con i creditori o a piani del consumatore nei precedenti cinque anni.

Ognuna delle tre vie comunque porta all’esdebitazione, con il beneficio per il consumatore di essere liberato dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti.

Aggiornamenti normativi

All’inizio del 2015 sono emersi i primi chiarimenti da parte dei giudici sull’applicazione della procedura. E’ stato puntualizzato come i privati dovranno presentare il piano dettagliato con le scadenze e le modalità di pagamento, nonchè la documentazione economica e patrimoniale.

Fatto ciò, il privato dovrà essere assistito da dei professionisti nominati dal giudice; per le famiglie, nella fattispecie, tale professionista dovrà essere un avvocato, secondo quanto stabilito lo scorso 29 aprile 2014 dal tribunale di Vicenza. La motivazione risiede nella natura giudiziale della proposta avanzata dal debitore, con la finalità di comporre una crisi finanziaria che vedrà due parti opposte di fronte a un tribunale.

Il 28 gennaio 2015 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero della Giustizia, numero 202 del 24 settembre 2014, relativo al registro degli organismi autorizzati alla gestione della crisi da sovraindebitamento tenuto dal Dipartimento della Giustizia Civile.

I commercialisti, avvocati e notai possono essere iscritti di diritto tramite la presentazione della domanda. Anche le Pubbliche Amministrazioni trovano spazio in questo registro, in particolare gli organismi costituiti da:

  • Regioni
  • Province/Città Metropolitane
  • Comuni
  • Università
  • Camere di Commercio

In tutti questi casi occorre la stipula di una polizza assicurativa che preveda un massimale che non sia minore a un milione di euro.

Esempi di decreti dei Tribunali

Il 31 marzo 2015 due decreti di omologa del Tribunale di Bergamo chiariscono che il Giudice non deve valutare la convenienza del Piano del Consumatore, quanto la legittimità e fattibilità della proposta.

Se però il creditore contesta il piano presentato dall’OCC, spetterà al Giudice valutarne la convenienza rispetto ad altre alternative, che comprendono anche la vendita dei beni del debitore. Questo è quanto previsto dal Decreto del Tribunale di Pistoia del 3 gennaio 2014.

In ultimo, in una recente decisione del 9 giugno 2015 da parte del Presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Verona, è stato disposto il divieto di iniziare o di proseguire azioni esecutive o cautelari sino al momento in cui il provvedimento di omologazione sarà definitivo.

CrediFamiglia raccomanda una gestione sostenibile dei propri debiti, facendo sempre molta attenzione alle proprie reali concrete possibilità di spesa e di investimento.

 

Foto CC di Simon Cunningham da Flickr

  • Carlo

    Che differenza c’è con l’accordo Saldo a Stralcio? E’ la stessa cosa? E’ un accordo con i creditori?

    • credifamiglia

      Ciao Carlo, l’accordo a Saldo e Stralcio è la possibilità offerta dal sistema giuridico di estinguere il proprio debito nei confronti di una banca o di una società finanziaria pagando un importo inferiore a quello dovuto. Debitore e creditore si accordano per non far continuare una situazione che è negativa per entrambi. Ti segnaliamo questo articolo sull’argomento https://www.credifamiglia.it/laccordo-saldo-e-stralcio-per-pagare-meno-debiti/.

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