Prestiti

Usura: cos’è e come nasce

Il fenomeno usura è in crescita: lo afferma il rapporto Eurispes 2015 secondo il quale ci sarebbero in circolazione circa quarantamila usurai.

Vittime del fenomeno una massa di indebitati che secondo lo studio non sono solo commercianti: negli ultimi 5 anni il 52% delle persone che si sono rivolte alla Federazione delle associazioni antiracket e antiusura per un prestito sono soggetti con un reddito fisso. Insomma chi contrae un debito con gli strozzini non è più solo l’imprenditore o il giocatore d’azzardo.

In una recente intervista il presidente della Federazione Tano Grasso ha detto: ”Si rivolgono ai nostri sportelli centinaia di impiegati in giacca e cravatta e con buoni stipendi, costretti a vivere con 200 euro al mese.”

Come porta ad essere soggetti all’usura?

Uno dei meccanismi che portano normali impiegati ad affogare nei debiti è il seguente: molti stipulano due o più contratti di finanziamento con società finanziarie per cifre esigue ma con tassi elevati e cessione del quinto. Le difficoltà di gestire la propria vita aumentano e a questo punto entra in scena l’usuraio, di solito con modi cordiali e amichevoli all’inizio, a volte è una persona che lavora nella stessa azienda o ente e che si offre di prestare del denaro. Uno strozzino può arrivare a pretendere in restituzione entro l’anno anche il doppio della somma offerta, come dimostrano diversi casi di cronaca.

Quando si può parlare d’usura?

L’articolo 644 del codice penale stabilisce: “Chiunque (…) si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da due a dieci anni (…). Alla stessa pena soggiace chi (…) procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario. La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari.” Il reato è aggravato “se il colpevole ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare;
 2) se il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari;
 3) se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno;
 4) se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale; (…)”.

Anche chi non si occupa di questioni legali o bancarie intuisce immediatamente che il punto centrale è quello degli interessi: quando possono essere considerati usurari? Quando superano i limiti stabiliti trimestralmente dalla Banca d’Italia.

Anatocismo

Nell’ambito di questa patologia del credito, una situazione meno grave dell’usura, che è un reato penale, è quella dell’anatocismo, un illecito civile sanzionato con una multa.

Anatocismo è una parola che deriva dal greco ana (sopra) tokos (interesse) e consiste nell’applicare gli interessi agli interessi dovuti e non pagati di un prestito. A tale proposito l’articolo 1283 del codice civile stabilisce che “gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi.” L’eventuale clausola contraria inserita all’interno di un contratto è nulla.

Cenni storici

Qualche curiosità storica può essere tratta dal saggio Morte a credito di Alain de Benoist: “Gli eccessi del prestito a interesse sono condannati a Roma, così come lo testimonia Catone secondo cui, se i ladri di oggetti sacri meritano una doppia pena, gli usurai ne meritano una quadrupla.

Ancora più radicale è la condanna di Aristotele. L’arte di acquisire ricchezza è di due specie: se la prima è nella sua forma mercantile, la seconda dipende dall’economia domestica; quest’ultima forma è necessaria e lodevole, mentre l’altra si affida alla scadenza e autorizza giuste critiche, poiché non ha nulla di naturale […]. Se la moneta è stata inventata in vista dello scambio, è invece l’interesse che moltiplica la quantità di moneta essa stessa […]. L’interesse è una moneta nata da una moneta. Di conseguenza, questo modo di guadagnare denaro è tra tutti, il più contrario alla natura” (La Politica).

Anche Tommaso d’Aquino condanna il prestito a interesse perché «il tempo appartiene solo a Dio».

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